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Alessio Curto
"Spray" Parma, "Juliet"," rivista, Trieste, 1996.
"Spray" Trento, "Juliet", rivista, Trieste, 2001.
"Photo Magazine", "Juliet", rivista, Trieste, 2001.




"Spray" Parma
Galleria 4,5x4,5 ha ospitai "Spazi interattivi n. 62 e 65 di Fasoli m&m, con testo critico di Edoardo Di Mauro. Il risultato formale - quello di presentazione dell'opera - è di natura fotografica, ma il processo che vi sta dietro è in qualche modo eventualistico, cioè legato alla dinamica degli eventi e dei luoghi visitati Peraltro Fasoli, in febbraio, è stato nel Myanmar, dove ha realizzato la terza fase del progetto iniziato sul lago Turkana (Kenya) nel dicembre del 1994. Tutto torna e il cerchio si chiude.



"Spray" Trento
Fasoli m&m hanno il loro studio a Martignano ma abitualmente sono spesso in giro per il mondo a fare foto. "Finalmente (qualcuno penserà) un po' di sano reportage informativo". Ebbene no, cari signori, anche in questo caso siamo di fronte a quella strada intrapresa da Lamsweerde e Klein che ci fa usare la foto per "ingannare" gli spettatori. Insomma di fotografia digitale si tratta ovvero di fotomontaggi che del mondo visitato ci fanno vedere solo dei frammenti incorniciati nelle fantasie più incredibili, tanto è vero che gli autori nemmeno parlano dì fotografia, bensì di pittura digitale. Il riferimento va al taglia e incolla di dadaistica memoria, qui rivisitato con tecnica impeccabile. Se ne parla perché Ken Damy per le Edizioni del museo gli ha dedicato un libro: "L'uomo e la città" con testi di Gianiuca Marziani ed Erno Vroonen.


"Photo Magazine" Trieste
"Io sono un poeta: e l'arco scenico per me non é se non una finestra aperta su una trasfigurazione della vita".
Gabriele D'Annunzio

La metodologia progettuale delle opere della Fasoli Corporation si sviluppa attraverso una reciproca azione a quattro mani e il risultato che ne consegue ci presenta, sotto forma di una vetrina, la connessione tra un ambiente e i processi umani che lo regolano. Si tratta di quadri che evidenziano una nobile ricerca di corporizzare l'animo (e l'intimo) delle persone raffigurate (e seleziona te), dove gioco-forza il pubblico si mescola al privato. E' la testimonianza, da parte dei due artisti, di un atteggiamento d'introversione che si richiama alle note nozioni junghiane delle due dimensioni che caratterizzano la personalità degli individui.
Paola e Giancarlo danno corpo alle loro interazioni trasmettendoci il messaggio in chiave multimediale (con installazioni, performance, video, fotografia e pittura digitale) con l'esplicito fine di ri-velare, in questo modo, situazioni estranianti e intri-ganti. Così, la stratificazione e la rielabora-zione divengono fattori determinanti alla realizzazione dell'opera.
Iltutto è raccontato in una dimensione atemporale (senza ombre) che dà origine, attraverso un incrocio ben equilibrato, ad un costrutto nato dall'inedita fusione di più ele-menti di diversa provenienza raccolti in viaggio e assemblati al computer: esperienze catalogate, analizzate, decontestualizzate e digitalizzate ben riconoscibili da quella firma dal sapore simbolico.


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