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Roberto
Daolio
"Spazio Interattivo n. 18",
Catalogo, Bologna, 1990.
"Interactive Space No. 18",
Catalogue, Bologna, 1990

"Spazio
Interattivo n. 18"
Siamo spesso abituati a parlare o a riferirci
all'interazione come ad un'efficace parafrasi metaforica.
Utilizzabile nei modi e nelle situazioni più varie,
in cui, in un senso o nell'altro, appaia la necessità
di descrivere un transito, un passaggio, un mutuo rapporto
di corrispondenze attive. E di conseguenza una
partecipazione che si vuole diretta e sensibile all'evento
è reale, che viene a cadere sotto ai nostri occhi o
in ogni modo sotto i nostri sensi. Inoltre l'interazione
è un fenomeno che riguarda sempre più da
vicino il nostro rapporto quotidiano con la tecnologia e con
le nuove macchine sofisticate con le quali entriamo in
contatto in modo leggero, sfumato, quasi appena accennato e
dalle quali otteniamo risposte rapide e immediate. Anche lo
spazio che viviamo e che abitiamo può ormai essere
definito interattivo in una delle accezioni più basse
e banali.
Diversa è la componente estetica che invece un
artista come Fasoli non solo propone ma sollecita nelle
dimensioni multiple e coinvolgenti dei suoi Spazi
Interattivi, Numerati in una sequenza d'eventi dove l'ordine
progressivo sembra stabilire una misura d'intensità e
di variazione, questi rimandano senza soluzione di
continuità ad un reale e fisico processo di mutazione
ecologica. Il rapporto con la natura, sebbene
consapevolmente ibridata, filtrata, reinventata e
sottolineata in assenza, diventa per Fasoli una potenziale
provocazione e una sfida iperbolica all'emotività
poetica del fare artistico. E del proporre percorsi e
accadimenti mai bloccati o isolati in un impianto chiuso o
formale, ma proiettati oltre gli esiti ambientali di
semplice e statica mise-enscene. Sempre in movimento
provocato e cangiante, dove l'interattività guidata e
sollecitata come modificazione e (forse) superamento di una
dimensione dualistica nei confronti
dell'attore-spettatore.
Anche nello Spazio Interattivo attraversato e percorso da un
lucido nastro d'acciaio e di foglie dipinte e punteggiato
d'immagini video di particolari di vere foglie in leggero
movimento, si sviluppa una sorta di percorso adimensionale.
Proprio perché il sopra e il sotto, il vero è
il falso, il reale e l'artificiale, non solo si con-fondono
e mutano di prospettiva e di senso ma sollecitano
l'interazione con una serie di immagini simboliche racchiuse
nella lunga teoria di scatole magiche. Di contenitori di
oggetti e di reperti di immaginario vissuto e sognato, a
testimoniare le possibili tappe di una verifica temporale e
della memoria.
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"Interactive Space No. 18"
Art We are accustomed to talking about or using the word
interaction as a powerful metaphoric paraphrase. It can be
referred to in different ways and situations in which it is
necessary - in one way or another - to describe a
transition, a passage, a mutual relationship of active
harmony and, therefore, a direct and sensitive participation
in the "real" event which happens under our very eyes or to
our very senses. Interaction is also a phenomenon, which
concerns more and more closely our daily relationship with
technology and with new elaborate machinery.
There exists a casual, ephemeral, hardly perceived contact
between us and these appliances from which we live, which we
inhabit nowadays can be seen as interactive in its lowest
and most commonplace sense. The aesthetic context which an
artist like Fasoli not only offers but even urges through
the dimensions of his multiple and involving Interactive
Spaces is very different indeed. They are numbered according
to a sequence of events where progressive order seems to
establish a cadence of intensity and variations leading thus
toward a real physical process of ecological mutation,
devoid of a solution for continuity. His relationship with
nature - although consciously made a hybrid, filtered,
re-invented and stressed "in absence" becomes for Fasoli a
potential urging-on and a hyperbolic challenge to the poetic
sensibility of the artistic rendering. It is way of
suggesting "path" and happenings never limited by or
isolated in formally closed sets but projected beyond the
borders of simple and static "mises-en-scénes". They
are ever changing movements where interactivity is guided
and solicited in order to modify and (perhaps) to overcome a
dualistic dimension within the actor-specactor. Interactive
Space No. 18, sliced across and marked by a shining band and
painted leaves, interspersed with video images of real
leaves in slight movement, there too is present a kind of a
dimensional path. The reason for this is that everything is
interchangeable; the within and without, the true and false,
the real and the artificial are not only intermingled and
continue changing perspective and direction but they also
solicit interaction through a series of symbolical images,
hermetically sealed within he endless theory of magic boxes.
This is theory of receptacles for objects and finds of an
imaginary world either experienced or dream up to testify
the possible stage of a temporal verification and of
memory.
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