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Fiorenzo
Degasperi
"In viaggio con Fasoli
m.&m.",
"Trentino Mese" rivista, maggio
1999.
"Fasoli m&m, Trento è solo una
stazione",
"L'Alto Adige", quotidiano, febbraio 2001.
"Lo
sguardo indiscreto del duo Fasoli
m&m",
"Trentino", quotidiano, gennaio 2005.

"In
viaggio con Fasoli m&m"
Prima l'Oriente. Poi l'Africa. Ora gli Stati Uniti.
Nascono così, on the road, le opere di Fasoli
m.&m., due artisti, marito e moglie, da qualche anno
catturati dall'affascinante tema delle culture "altre",
nonché dai corpi e dalle decorazioni e, o, "segni"
che questi portano sulla pelle. Vere e proprie geografie
sacre, topografie di un immaginario strettamente legato alla
natura.
Così loro operano direttamente sul campo e il
risultato - fotografie a retino prima, immagini digitali
ora- sono la testimonianza di un incontro tra culture
diverse. E dopo i successi e gli apprezzamenti ricevuti in
diversi musei e gallerie italiane ed estere, dopo molti anni
di assenza, i Fasoli espongono i loro ultimi lavori proprio
qui a Trento alla galleria "Il Cenacolo".
Le opere esposte sono il frutto di 60 giorni trascorsi in
diversi Stati USA: Montana, Arizona, Colorado e New Mexico e
di 15.000 chilometri percorsi per incontrare i depositari
della cultura Indiana. Quei Sciamani che oggi, più
che stregoni, sono le memorie storiche di quelle
tribù una volta padrone di sé stesse, ora
ridotte a mera parvenza. Hopi, Blackfeet, Navajo e Ute, nomi
fantastici che richiamano ricordi giovanili. Con loro i
nostri artisti si sono intrattenuti e hanno operato usando i
loro corpi come territori su cui sono intervenuti con
collage esplicitando i simboli dei pellerossa stessi. E poi
le rocce, le montagne sacre. Il click della macchina
fotografica è servito a catturare le suggestioni, per
fermare ciò che altrimenti scorre inevitabilmente nel
grande flusso della dimenticanza. Foto elaborate in seguito
dando la possibilità agli artisti di cogliere
quell'aspetto sacrale e naturale che legano ancora questi
popoli in un universo che è tutt'uno tra vita e
morte, tra passato, presente e futuro. Ogni opera diventa
quindi la rappresentazione di un attimo, di un giorno
"eterno", di quegli oggetti che racchiudono le immagini
interiori.

"Fasoli
m&m, Trento è solo una stazione"
Da moltissimi anni abitano e lavorano a Trento ma
espongono nelle maggiori gallerie d'Europa. La loro
città d'adozione non è, forse, riuscita ancora
a capire il lavoro di questi due personaggi vagabondi del
mondo, che si firmano Fasoli m&m (sta per marito e
moglie e già questo la dice lunga sulla loro
concezione di vita). Sono loro i fondatori di una ricerca in
campo artistico denominata"Spazio interattivo", ovvero
l'importanza della relazione tra uomo e ambiente. Una
ricerca che parte da lontano. E', infatti, nel 1988 che
siamo chiamati alle Viote sul Monte Bondone, a quota 1700,
ad assistere ad una performances in cui i due artisti
tracciano, delimitano spazi, dando vita a nuove forme e a
nuove relazioni con una natura intatta. Loro punto di
partenza - e d'onore - è il profondo rispetto per
tutto quello che sta oltre la propria persona e il proprio
pensiero. Questo semplice assioma li porta alla ricerca
continua di rapporti intesi
come mezzo di comunicazione per capire il mondo e quella
piccola cellula impazzita che è l'uomo.
Già l'anno prima, 1987, con lo Spazio interattivo n.
1 operarono nel Mare Adriatico alla ricerca dell'Isola
dell'Uomo e, visto che l'operazione nella e con la natura
risultava effimera, pensarono di registrare ogni intervento
trasferendo poi l'immagine come parte integrante di
performances che hanno chiamato l'attenzione di critici e
galleristi europei i quali hanno dato ospitalità per
le loro azioni in città come Potsdam, Berlino,
Monaco, Manheim, Colonia (Germania), Torino, Perugia,
Bologna, Merano, Trieste, lnnsbruck (Tiroler Landesmuseum
Ferdinandeum), Palazzo delle Albere a Trento, Genova,
Bolzano, Tielt e Bruxelles (Belgio), Zurigo, Nizza, ecc. Il
24 febbraio inaugurano l'ennesima personale al Museo
Photoforum Pasquart di Biel/Bienne in Svizzera, mostra
curata da Francis Siegfried (direttore del Museo) e
presentata da Paolo Bianchi, vicedirettore della Offenes
Kulturhaus di Linz. In esposizione gli Spazi interattivi n.
71,73 e 74 ovvero l'ultima fatica sull'uomo e la
città, frutto di una ricerca svoltasi tra Parigi,
Londra e New York.
Sono fotografie rielaborate al computer dove il lavoro di
contaminazione tra segni, simboli e icone del modo si
confrontano e si confondono nella quotidianità
osservata attraverso porte e finestre. Alle spalle d'ogni
scatto ci stanno giorni e giorni di ricerca e di studio.
Niente è lasciato al caso. C'è una
preparazione progettuale che indaga ogni valenza
socioculturale del luogo che hanno deciso di scegliere per
le loro incursioni. Questo vale anche per il lavoro fatto
nel 1995 sul linguaggio del corpo bianco/corpo nero fatto
dagli autori rimanendo diversi mesi presso i Samburu del
Kenya, nella regione del lago Turkana, 500 chilometri da
Nairobi, sopportando il calore costante dei 40 gradi
Un lavoro fatto di sorrisi, silenzi e di spogliazioni di
false pelli - i vestiti - per diventare terra, aria, fuoco,
acqua. Poi c'è stata la Birmania e la magia
dell'energia buddista. Dopo ogni ritorno ci si trovava a
parlare con dei Fasoli altri diversi. Lo stesso linguaggio
mutava, le parole uscivano sempre più con calma e
tranquillità. A testimonianza di come l'ambiente
modifichi l'uomo e viceversa. Questo è il nucleo
costante del loro operare che non vede mai separati l'uomo e
l'immagine, il soggetto e l'oggetto.
Prima l'Oriente. Poi l'Africa.

"Lo
sguardo indiscretodel duo Fasoli m&m"
le suggestive e ammalianti opere del duo Fasoli
m&m. Una serie di clic fotografici, rielaborati
digitalmente, offrono l'occasione per raccontare il proprio
"io" al cospetto della quotidianità Urbana. Un tema
questo perseguito già da molti anni, sviscerato,
indagato con diversi tagli estetici e la serie "Spazi
interattivi", esposti nelle maggiori gallerie europee e
Italiane ne sono un esempio.
Con il tempo I'obiettivo dei due artisti/per-forner -in
realtà, per chi li conosce, sono loro l'opera d'arte
vera, il loro pensiero, la loro voglia di conoscere di
vedere, di capire - si è sposato dall'etnologico
"primitivo all'antropologico urbano. Uno spostamento solo
iconico non di pensiero. Quello è rimasto sempre
intatto, inossidabile nella loro peculiare ricerca di mondi
sovrapposti di sguardi indiscreti nelle finestre altrui,
nelle porte delle grandi città del mondo. Per svelare
gli artefatti, i sogni e i pensieri, gli atteggiamenti e i
comportamenti della gente "normale".
Quella che ogni giorno sfioriamo mentre cam-miniamo pensando
ai giorno dopo. Quella che urtiamo sbadatamente, senza
soffermarci a pensare che dietro l'immagine di facciata
c'è una vita fatta di pensieri e sentimenti.
Come ha scritto qualche anno fa Erno Vroonen, nei lavori dei
Fasoli non ci sono om-bre e la pittura digitale loro
più che un piacere è uno scrutare gli
accadimenti della vita quotidiana. E lo fanno sovrapponendo,
scon-tornando, allacciando casualità e relazioni
impensabili e imprevedibili. Oserei dire che i Fasoli sono
gli ultimi surrealisti sopravvissuti alla distruzione del
sogno come realtà e del-la realtà come sogno.
-Sono patafisici, estraneanti, distorcono
l'oggettività e l'obiettività utilizzando
apparizioni fantasmatiche, oniri-che, metafisiche.
D'altronde, se ben guardia-mo, la realtà è
proprio questa. Per chi sa vedere le mille sfaccettature da
cui è formata, le mille pieghe in cui si racchiudono
i nostri sensi, la molteplice sonorità visiva. I
luoghi dei loro soggetti sono dei fuori testo, in cui
richiamano in scena ogni volta il soggetto che si nasconde
dietro, la maschera delle apparenze urbane. L'immagine non
è più il frutto di una ricerca data, ma
è il risultato di corrispondenze segrete tra due
oggetti talvolta distanti tra loro. Il loro pensiero
è la rete neutrale di collegamento. Come ricorda
Blanchot, è proprio nel quotidiano che si pos-sono
percepire i segni dell'estraneità, dello strano
rovescio della superficie liscia ed esteriore del
mondo.
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