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Mario Grosselli
"Arte come libertà assoluta", L'Adige, quotidiano, Trento, 2000.
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"Arte come libertà assoluta"
Arte come atto di assoluta libertà. E la libertà è la condizione che permette la creatività. Ma questa libertà deve avere spazio completo nella vita dell'artista, anche nella vita di tutti i giorni: non nasce arte dalla routine, dal barbaro quotidiano Questa potrebbe essere una delle "verità" insite nel percorso artistico e di vita di "Fasoli m&m".
"Fasoli m&m" vuoI dire semplicemente "Fasoli marito e moglie". Il marito è Giancarlo, la moglie è Paola. I due, famosi nell'ambito trentino e fuori come artisti, un giorno di qualche anno fa, quando facevano parte di una associazione di artisti: trentini, chiesero che l'ente pubblico, invece di comperare opere d'arte, finanziasse viaggi degli stessi artisti, a fiere e mostre d'arte. "Ne vedi pochi in giro dicono, oggi alle grandi manifestazioni anche pochi critici nostri. Qui uno che ha un minimo di successo in casa, si sente subito all'avanguardia" Quanti anni avete voi due? "Non lo so - dice lei - non festeggiamo mai il compleanno, solo gli amici che vengono da noi festeggiamo, non le feste programmate", E lui: il meccanismo di selezione della specie va in due direzioni. Le cellule vogliono risparmiare energia e ogni azione che funziona tendono a ripeterla, investendoci il minimo Ma poi si entra nella routine e vai verso la morte. Mentre se esperimenti sempre, bruci molto. Ma vivi, vai verso la vita.

Una casa non proprio borghese la loro, ma nemmeno troppo ribelle. Pulita ed in ordine. Giancarlo, il marito, vuole approfondire un concetto con un esempio: Portai al gallerista Luciano Ingapin, milanese, delle mie opere. Gli piacquero. Dopo un certo periodo gli portai dell'altro, già un poco diverso perché noi affront1iamo l'arte giorno per giorno. Non gli andavano più bene: "Devi rimanere su questo modello per un certo tempo - disse - per imporre l'immagine". il mercato insomma".

I Fasoli sono dei veronesi giunti in Trentino nel 1968. Lei era insegnante, lui lavorava in un'impresa edile del padre. "Esperienza -grande - ricorda lui - sui materiali. Amore per la pietra. Ma era Paola l'artista, lei che mi portò nei-musei, frequentava un pittore di Verona, suonava il piano. La lotta che abbiamo vissuto: una partenza tradizionale, famiglia, matrimonio, figli, i classici della pittura". La moglie ora: poi arrivò il rapporto con la natura, l'amore. Prima una tenda, poi una roulotte, un gommone, tutto il tempo libero".

Era il 1972-'73 quando i due incontrarono il Delta del Po', un ambiente unico. Niente, o quasi, umanità: zanzare, i "ponghi" (pantegane) e gli uccelli. Poi la sabbia tra mare e fiume, Impronte di animali. Paola lavorava sui paesaggi lavorava, al tempo lui era già sull'astratto. "Un giorno tornai a casa e cribbio, lui aveva usato la tavolozza ed aveva prodotto una composizione molto bella >. E Giancarlo smise di lavorare col padre nel 1982, a 41 anni. Per un anno visse nel Delta del Po', per disintossicarsi (mentre lei continuava ad insegnare e si licenzierà solo nel: 1993).

L'incontro magico. Fu ad Oca Marina, nel Delta. E fu Antonio Rossin, medico e secondo di Basaglia a Trieste. Si era ritirato là a fare il medico condotto. "I matti - diceva - servono ai medici, e pur in buona fede come Basaglia i medici non vogliono guarire i matti". Con Rossin i Fasoli fecero un lungo percorso mentale davanti a tavolate imbandite con anguille e vino bianco. Il suo obiettivo era identico al nostro vivere in modo normale la diversità. E partì a quel punto un modo più consapevole dì affrontare l'arte. Che divenne l'obiettivo di tutta la vita per m&m Si era alla metà degli anni 70. Arte incentrata sull'uomo: filosofia natura, pensiero dell'uomo, ambiente dell'uomo storia dell'uomo. E nel Delta del Po nacque il primo progetto: "Spazio interattivo n 1". Parlava del bacino idro-geologico dell'Adige che collega varie province, il monte e la pianura. Un barattolo gettato a terra in Trentino con L'Adige giunge al mare. "Noi avremmo prodotto arte con questi oggetti che arrivavano sugli scanni del Delta, coinvolgendo bimbi e scolaresche di Trento e Rovigo" Ma non si trovarono i finanziamenti.

"Spazio interattivo n. 2" nacque invece in Trentino. "Un'azione sul paesaggio, un percorso fatto di tessuto di 1.000 metri, una struttura di ferro come cornice o mirino e la partecipazione del pubblico per interagire. Anche due bandiere". Land art performance. Era alle Viote. "Noi pulivamo il prato, territorio di picnic. E quando le famiglie venivano, pulivano a loro volta. Il messaggio era stato recepito: attenzione per la natura".

Per quattro o cinque anni Fasoli, marito, continuò cosi; grandi installazioni. Una anche nell'Isola di Rügen, nel Baltico. I posti erano quelli che la coppia definisce "luoghi forti", quelli che gli indiani: d'America aggettivano con "powerfll", territori colmi di cultura e storia umana. In mezzo, viaggi in Birmania, India, Kenya, Stati Uniti. E a questo punto anche Fasoli "moglie" entrò completamente nei progetti: nel 1993 a Berlino, nel 1994 alle Albere di Trento, poi al Museo della Guerra di Rovereto.

E venne l'India. Il problema era che Giancarlo dominava e Paola collaborava. Per mettere assieme una possibilità creativa a quattro mani ci voleva un'esperienza in un ambiente culturale "diverso".

Paola: due zaini, macchina fotografica, e biglietto di sola andata. Non per lavorare, ma come esperienza di vita. Giancarlo "Bastonate in India, persi 7, chili. Passi al mattino e c'è un uomo sotto una stuoia. Se torni alla sera e c'è ancora, significa che è morto. E allora non mangi". Dopo 50 giorni la coppia, sfinita, si trasferì su1l'isola di Diu. Imbambolati, scattavano fotografie a casaccio: alla sabbia, alle impronte degli animali, alle pagliuzze.

Tornati a casa si accorsero che quelle fotografie avevano un senso: le impronte dell'uomo sull'ambiente". Quindi altre di queste esperienze: in Kenya la coppia visse sul Lago Turkana con le locali tribù. "La sensazione che eravamo sullo stesso piano di pensiero". E con Il lavoro "Spazio interattivo n. 62" iniziarono ad usare la fotografia come mezzo d'espressione. Grandi opere fotografiche (120x180 cm.): superfici di pelle umana su cui viene proiettata l'ombra di oggetti che quei soggetti usavano.

Nel 1996 l'esperimento fu fatto a Venezia, con pelle umana bianca. Quindi la Birmania. "Non è forte, violenta. Ma ad un certo momento ti accorgi che sei cambiato, che c'è un equilibrio tra uomo e natura". La traduzione in opera d'arte di quest'equilibrio fu realizzata attraverso un trittico in cui fotografia e computer interagivano. Nel 1997 i Fasoli furono tra i Black Feet, la tribù nordamericana. Da Black Bull impararono a parlare con gli animali, pietre, luoghi. E ancora New York:, Parigi, Londra, Mumbay. E fotografie elaborate al computer. E decine di mostre in Italia e Europa, spazi privati e pubblici. "Ma se fai arte di ricerca, il mercato ti sta alla larga. Sopravviviamo. Certo il senso è che c'è fruizione delle tue opere. Le mostre non sono il mercato, ma il confronto".

Una domanda. Ma perché, se dentro avete questo credo profondo, non mollate tutto? Paola Fasoli: "Ci siamo posti il problema. Ma io l'energia non la spreco. Però qui l'energia è cristallizzata. Chissà?…".

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