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Gianluca Marziani
"N.Q.C. Arte e tecnologie: Il Nuovo Quadro Contemporaneo", Ed. Castelvecchi, Roma, 1998.
"Ipotesi di Nuovo Quadro Contemporaneo", catalogo, Brescia, 2000.
"Ipotesi di Nuovo Quadro Contemporaneo", catalogue, Brescia, 2000.
"L'Uomo e la Città", libro, Edizioni del Museo, Brescia, 2000.,
"The man in the City", book, Editions of Museum, Brescia, 2000.
"Dalla Mini al Mini", catalogo, Milano, 2000.
"Arte e Nuove Tecnologie"
, Ziqqurat, rivista, Nuoro, 2001.
"Dalla Mini al Mini", catalogo 2a edizione, Roma, 2001.
"Ipernatura", catalogo, Grottammare, 2001.
"dig.IT.alia", catalogo, Reggio Calabria, 2001.
"dig.IT.alia", catalogue, Reggio Calabria, 2001.
"dig.IT.alia", Katalogbuck, Reggio Calabria, 2001.
"Obiettivo puntato sulla metropoli", "Lo Specchio, La Stampa", inserto settimanale, Milano, Italia, 2004.



"N.Q.C. Arte italiana e nuove tecnologie: Il Nuovo Quadro Cotemporaneo"
Prospettive:
Fasoli m.& m. (la sigla palindroma significa marito e moglie) sono una coppia veronese che lavora a Trento. Paola è del 1943, Giancarlo del 1941, non certo giovani rispetto all'età media degli artisti di N.Q.C., ma dimostrano, in un attimo universale come l'opera, che l'unica anagrafe dell'artista risiede nel suo animo, nello spirito con cui guida la personale visione del mondo.
I Fasoli operano tramite azioni, performance, video e fotografie digitali; ogni lavoro si chiama "Spazio Interattivo" ed è seguito da un numero progressivo di lavorazione (esempio: Spazio Interattivo n. 66/20, una foto digitale col 66 che indica il progetto e il 20 lo scatto), secondo un grande rigore classificatorio a cui si unisce la coerenza tematica delle loro ricerche, contemporaneamente aderenti alle relazioni tra Uomo, Natura, e ambienti. Il primo Spazio Interattivo risale al 1987 e fu attuato sul mare Adriatico presso l'Isola dell'Uomo. Poi, constatando come la mancanza e l'eccesso di informazioni agiscano sulle persone, sono proseguite le loro ricerche tra culture e luoghi del mondo.

Negli Spazi Interattivi 62 (1995) hanno fotografato dettagli di corpi nudi dalla pelle nera su cui spiccano forme di scaring (quando si incide la pelle); da alcuni tagli, poi, usciva un giallo fluorescente oppure dei nastri etnici erano distesi sopra l'epidermide.
Con gli Spazi Interattivi 65 (1995) si trattava di dettagli corporali dalla pelle bianca, attraverso ragni e altri insetti (in realtà di vetro colorato) adagiati su quella superficie epidermica.
Spazio Interattivo 66 (1966) amplificava, subito dopo, il rapporto tra corpo e ambiente naturale. C'era ancora il dettaglio epidermico, questa volta inserito dentro frammenti di paesaggio in pianure coltivate; la particolarità definiva ogni digifoto come scansione in tre zone verticali identiche, quelle laterali coi luoghi e la centrale per il frammento fisico. Nella serie 65 non esisteva modifica digitale ma solo un trucco per mescolare il loro ideale tra purezza fotografica, ambizione pittorica e necessità morale del computer. Gli insetti in vetro di murano significano moltissimo nell'umanesimo dei Fasoli: i lavori, infatti, sono nati a Venezia come quegli stessi animalini, segno di un rapporto forte col luogo e l'identità aperta del viaggio, dello scambio culturale impresso sopra la pelle identitaria. Il ciclo 62 riguardava l'esperienza in Kenya nelle tribù Samburu, Pokot e Turkana. Il 66 si legava ai giorni in Myanmar, dove hanno vissuto con una famiglia della tribù Shan e proprio qui hanno scoperto il valore del chicco di riso poi adagiato sui corpi nudi delle loro fotografie. Con le foto digitali su alluminio entra in campo la logica del modificare dettagli, proprio perché l'esigenza etica richiede un uso minuzioso della tecnologia informatica. Dai risultati finali emerge una formula matura ed esemplificativa della fotografia "digitale" in Italia, non come pittura digitale bensì pura e congeniata digifoto, secondo i moduli che ne caratterizzano il senso e la collocazione linguistica. Provate a immaginare un quadro 66, dove corpo e pianure convergono in quel gioco di primo piano e campo lungo a contrasto. Le modifiche sono davvero minime, utili per incastrare immagini che rimangono pure, fotografiche nella loro accezione realistica. Fotografia digitale significa proprio questo ovvero lasciar presente l'impatto della pellicola e usare la necessaria funzionalità del trucco informatico. Una digifoto non agisce sui singoli pixel ne dipinge immagini con la lenta rielaborazione di forme e colori ma vuole, invece, lasciare intatta la fotografia, alterandone solo certi schemi generali o inserendola, nella sua originarietà, dentro strutture di pura invenzione. Quest'ultimo caso avviene spesso coi Fasoli, è la logica specifica dei loro viaggi che rielaborano al computer e stampano su carta fotografica.

Il duo concepisce l'arte visiva come esperienza fisica sul luogo, sentore reale che trasmette una nuova storia nelle singole tappe di un ciclo. Gli Spazi Interattivi 68 sono nati da u viaggio tra i nativi americani con corpi di Navajo o Blackfeet tra colline, danze del sole e sabbie bianche.
I recenti progetti 71, 73 e 74 vanno ancora più a fondo e scelgono contesti metropolitani come New York, Londra e Parigi. Ne raccontano le case e il modo in cui i luoghi, come per gli altri cicli, si relazionano alle persone che li abitano. Immancabile è lo studio del corpo lungo l'asse delle geografie terrestri, analizzato quale ricettacolo terminale di esperienze e scambi: tutto ruota attorno all'ombelico con le sue varie fogge, centro del mondo che, senza retorica, diviene il fulcro Reale dei loro scatti fotografici di pura esperienza formativa.
I due artisti scelgono il corpo nel suo divenire campo pittorico, una pianura su cui si dispone la visione aerea della camera, rendono la pelle il territorio da scrutare e sentire, un luogo parziale che ci inserisce nella cultura delle multirazialità reali, ben filtrate dentro fotografie che fuggono qualsiasi didascalismo della visione.

Percorsi:
Sicuramente Fasoli m.& m. azionano un meccanismo feticista sul dettaglio corporale: li considererei pop poiché vogliono legami diretti con luoghi e geografie fisiche, rimandando il terminale di un'esperienza intima, vissuta in prima persona diretto dall'esterno. Le loro digifoto hanno un potenziale comunicativo e tangibile, immediato nel primo livelli ma carico, in parallelo di ulteriori sensi e spiegazioni. Affascina il doppio viaggio geografico, tra i luoghi e le pianure epidermiche dell'addome. La pulita realizzazione, figlia della migliore tecnologia di stampa (usano la camera oscura digitale) ne rende efficace l'impianto compositivo, semplice da comprendere, ma un'attenta informazione dimostra il valore morale di un'avventura alla scoperta delle persone, dentro esperienze artistiche che sublimano nel dettaglio la loro trama di sentimenti e pulsioni.
Fasoli m.& m. rendono fisico il processo culturale, lo depongono lungo il corpo e gli spazi dove le persone crescono. Desiderano lasciare singole icone della loro vitalità nomadica, sintetizzando la conoscenza nel simbolo unico, per esempio in quel metaforico chicco di riso sulla pelle del vissuto individuale. Ogni Spazio Interattivo è un'icona priva dello spazio-tempo, e pur nascendo nei reali in un tempo preciso, abbandona le relazioni comuni per divenire qualcosa di magico, oltre il confine del riconoscibile, esteso al territorio aperto del mondo
I Fasoli fissano un altro carattere costante in N.Q.C., ovvero la capacità di rendere inclassificabili le immagini finali, sempre più estranee al limite spaziale e temporale. Anche quando riflettono i feticci della civiltà in ebollizione, gli artisti di N.Q.C. ne rendono una proiezione diretta eppure staccata, sintetica nella sua sublimazione rispetto a una realtà da cui sganciano le loro icone.

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"Ipotesi di Nuovo Quadro Contemporaneo"
Scegliere una comunità sociale, farne parte per un periodo limitato, scoprendo alterità che impongano rivelazioni ai sopraggiunti. I Fasoli partono dal vissuto reale in un qualche paese lontano. Può trattarsi di nativi americani, africani della savana o indiani d'india. A non cambiare mai è la progettualità del loro umanesimo. due partecipano ad un meccanismo socializzante, assimilando spinte antropologiche che daranno forma alle opere. Durante la permanenza nel luogo iniziano un percorso fotografico. Dai materiali definitivi nasceranno, nel silenzio italiano del proprio studio, le immagini per il ciclo da esporre. Tramite il computer il duo rielabora dettagli, agisce sui colori, monta frammenti lontani, altera a seconda delle necessità culturali. Alla fine la serie si struttura su un numero chiuso di pezzi. L'intera operazione (la vita artistica dei due ha il titolo "Spazio Interattivo": dentro contiene ogni ciclo relativo alla comunità prescelta. La singola serie aggiunge al nome generale il numero del ciclo e dell'opera. Qui, ad esempio, spicca l'operazione su facciate e luoghi di città italiane, ambiguamente mescolate con persone che di quei posti sono state una parte istantanea. Cinque pezzi ricchi di tecnologia eppure semplificati, volutamente imperfetti nei montaggi. Elementari ai limiti del collage: perché l'esperienza si compone di alti e bassi, nuovo e vecchio, semplice e difficile. Un'arte come la normalità della vita vera.


"Ipotesi di Nuovo Quadro Contemporaneo"
Choosing a social community, belonging to it for e limited period, discovering forms of otherness that impose revelations en those who newly arrive from outside. The two Fasoli start out from real life in some distant country. The real life in question may be that of native Americans. Africans of the savannah. or Indians of India. What never changes is the aim of their humanism. The two participate in e socializing mechanism, assimilating anthropological impulses that give form to their works. During their stay in the place they have chosen, they begin e photographic record. The final selection of materials will give birth, in the silence of the artists' own studio, to the images for the cycle to be exhibited. By the use of the computer the two re-elaborate details, manipulate colours, mix disparate fragments end alter the images according to cultural needs. At the end of this process each cycle consists of e fixed number of pieces. The entire operation (the artistic life of the two) has the title "Interactive Space" it subsumes each cycle relating to the chosen community. The individual series adds the number of the cycle end of the work to the general name. Here. for example, what predominates is the operation en facades end places of Italian cities, ambiguously mixed with persons who were e momentary part of those places. Five pieces rich in technology or simplified, deliberately imperfect in their montage. Elementary to the limits of collage. because the experience is composed of highs and lows, new and old, simple end difficult. An art like the normality of real life.

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"L'Uomo e la Città"
TRAVELLING WITH (OUT) MOVING
NEw YORK
1) Pensieri
Ho scoperto Giancarlo e Paola Fasoli con la mostra triestina da Lipanjepuntin. Era il 1997, un anno dopo li inserii nel mio libro "N.Q.C.". Vedendo il catalogo per Trieste intuii un valore speciale del loro progetto. Oggi, a distanza di alcuni eventi nati assieme, confermo la massima convinzione su Fasoli m&m.
Strano nome, direte subito: quel logo m&m odora di società per servizi imprenditoriali. E invece si tratta della più ovvia unione ovvero, marito e moglie, secondo istanze pubbliche che "giocheremo" a nascondere. Sono poche, al dunque, le coppie "democratiche" in arte. Coosje van Bruggen, moglie necessaria e professionista fattiva, collabora con Claes Oldenburg ma è lui il peso forte sulla bilancia. Discorso simile per Christo o Helmut Newton con relative consorti. La fama femminile, quando emerge, nasce in modo autonomo rispetto al marito importante: Tina Modotti condivise privato e ispirazioni con Edward Weston e poi, nostra fortuna, prese il rettilineo dell'autonomia. Penso anche a Carla Accardi e Sonia Delaunay, mogli di Antonio Sanfilippo e Robert Delaunay. Raramente una coppia si fonde alla pari. E' accaduto coi videoartisti Steina e Woody Vasulka, mentre in Italia citerei Fasoli m&m per un esempio adeguato. Loro si racchiudono nel cognome unico e nell'ipotetica automazione del logo (Fasoli m&m ha un'identità che annulla le singole presenze). Pur esistendo come persone fisiche, accettano un valore digitale che parte dalla foto e attraversa la pittura: abbracciando la vita con belle idee ed etica rigorosa.

Detto ciò, inizierei col presentarvi le direttive del progetto.

a) L'intera operazione si chiama "Spazio Interattivo". Ogni ciclo presenta i quadri con quel nome generico a cui si aggiunge: per prima cosa, il numero rispetto all'intera produzione; poi, il numero nel ciclo specifico. Un esempio? I sei pezzi su New York hanno titoli come "Spazio Interattivo n. 71/1", "Spazio Interattivo n. 71/2" e così via.
b) I singoli cicli nascono da specifiche esperienze in un determinato ambiente sociale. Qui gli autori vivono per giorni o mesi, si informano e scoprono lo scopribile. Quindi scattano foto che rielaboreranno una volta a casa. Ogni opera giunge da un contatto profondo con chi offre la propria quotidianità. Su tali vicende torneremo tra poco.
c) Tutti i lavori adottano relazioni profonde con la cultura digitale. I Fasoli partono dalla fotografia per produrre l'iconografia più raffinata e morale. Anche qui approfondiremo tra non molto.

2) Opere
Entriamo nel vivo dei quadri. Il primo blocco riguarda New York ed è composto da sei spazi interattivi. La verticalità costante e la presenza di finestre s'incastra in un particolare comune: i graffiti sui muri esterni dei palazzi, a riprova di un'identità metropolitana che fa sognare verso libertà mentali. Solo un pezzo non mostra graffiti ma due vetrine riempite di ritratti fotografici. Qui il collage sostituisce le bombolette spray per un identico effetto emozionale, incitando al viaggio dentro mondi che stanno nelle storie individuali. Gli altri cinque pezzi ridanno un giardino di rose giganti, una coppia davanti al tramonto tropicale, la spiaggia con palma e baia da sogno, un ragazzino nel parco giochi e il viaggio delle tag tra pianeti spaziali. Dentro le finestre, invece, appaiono storie intime, private di ogni pudore rispetto al corpo nudo. Vite in bilico tra solitudini, dialoghi silenziosi e situazioni immaginabili. I Fasoli raccontano gli incidenti del privato, le abitudini nascoste, i riti personali, l'immobilismo dei mobili, i movimenti di una nudità che cerca energia. Il viaggio sui graffiti è più ovvio, si vola verso isole calde, mare limpido o pianeti alieni. Ma è la stessa casa a nascondere libertà che la società pubblica non tollera. Nelle stanze si eccede, si sperimenta il corpo, ci si libera da vincoli collettivi. Noi intuiamo i caratteri attraverso brevi azioni, gesti intravisti furtivamente, relazioni in cui riconoscerci o meno. Dentro casa, in fondo, siamo veramente noi stessi. Fino in fondo.

PARIS
1) Pensieri
L'attività classificatoria dei Fasoli racchiude significati non casuali. Vi dicevo della definizione "Spazio Interattivo", motivo dominante nell'intero progetto. Dalle due parole intuirete il legame tra un ambiente e i meccanismi umani che lo regolano. Lo spazio assume l'interattività nelle sue valenze socioculturali. Interazioni viste dentro un tessuto che costruisce geografie meticcie attraverso l'arte. La numerazione, poi, circoscrive l'esperienza lungo l'arco temporale più consono. L'avventura personale si compone di momenti significativi e attimi meno intensi. Scegliere pochi frangenti e renderli un progetto significa manipolare i fatti a propria discrezione. Si elimina secondo percorsi culturali, informazioni e idee, istinti e ragioni. I Fasoli selezionano le personali convinzioni, ridando un prospetto complesso dell'esperienza. Attraverso la vita costruiscono un'arte che torna sempre nella vita. Ma a differenza di chi banalizza l'oggetto con opere troppo speculari al vero, loro filtrano le cose nel processo estetico della fotografia digitale. Entrando nel filo invisibile che cuce l'arte italiana lungo i secoli.
2) Opere
Nella capitale francese i Fasoli scelsero alcune stazioni della metropolitana. In particolare si concentrarono sui cartelli pubblicitari che spiccano vicino alle panche d'attesa. Al posto di messaggi diretti gli artisti hanno optato per due motivi subliminali del sogno collettivo: la spiaggia con una coppia sportiva in costume, la modella in abito nero durante posture sensuali. Due uomini nudi si stagliano davanti a questi immaginari e rompono la retorica dei messaggi. Quell'omosessualità dichiarata, le nudità poco atletiche dei corpi pelosi, la presenza quieta nel luogo privilegiato per il trasporto pubblico: tutti elementi che rivedono le interrelazioni, il moralismo cittadino, la libertà di una propria "religiosità". La cruda presenza della nudità normale, quasi goffa, rende diverso quel viaggio nella bellezza patinata. Il sogno preconfezionato per cittadini stanchi si scontra col coraggio di reazioni meno retoriche. Sì inventate ma verosimili quanto basta per crederci. Come vedete, la semplicità del denudarsi non si ferma al puro corpo. Lo spirito dell'umanità inizia il suo cambiamento sulla pelle coraggiosa.

LONDON
1) Pensieri
Riprendiamo la breve storia delle esperienze culturali. I nostri artisti hanno quelle curiosità voraci di conoscenza. Sentono le strettoie della provincia e si mettono in gioco. Viaggiano molto ma in modo diverso da come s'intende. Loro si confondono dentro ambienti estranei, mimetizzano lo sguardo curioso tra i ritmi dei luoghi prescelti. Ad un certo punto focalizzano uno spunto d'energia: eccoli nella comunità dove fermare il nomadismo intelligente. Qui si avvia un rapporto di approcci, prime conoscenze, relazioni approfondite. Sempre senza alcunché di scontato, affinché il progetto entri nelle consuetudini della vita normale, dove non sempre tutto funziona. Lo "Spazio Interattivo n. 62" nacque in Kenya tra il dicembre '94 e il gennaio '95. I due passarono giorni intensi con le tribù Samburu, Pokot e Turkana. Qui scelsero il corpo indigeno come registratore dell'esperienza. Giochi d'ombre e pizzi venivano disposti su zone di pelle nera. Il contrasto era un'affascinante ingresso nello spirito di comunità tribali. Poche volte ho sentito l'intensa onestà dentro opere con elementi africani. Lo "Spazio Interattivo n. 65" nacque a Venezia tra alcuni amici e i vetrai di Murano. I Fasoli fecero riprodurre col vetro alcuni insetti che vivono nella laguna. Quindi disposero le forme sui corpi bianchi delle persone, scoprendo ulteriori aspetti di una ricerca che legge sulla pelle i caratteri di una cultura locale. Tutti i loro cicli si definiscono con approcci simili. Le cinque serie del catalogo, frutto degli ultimi due anni creativi, cambiano luoghi e persone ma conservano il modo d'azione.
2) Opere
Gli spazi interattivi londinesi risultano sette e misurano 100x150 cm (come per New York). La scelta britannica è però ricaduta su un principio opposto. Adesso, anziché muri che si aprono verso l'immaginazione, le facciate comprendono vetrine L'esperienza entra in un paesaggio umanoide fatto di manichini in biancheria intima. Sono figure femminili dentro boschi del desiderio, vicine ad un pianoforte, di fronte ad un parco pubblico o a quadrifogli giganti. Ricordo un racconto di Ian McEwan dove il protagonista si innamorava di un manichino e voleva averlo in casa, per possederlo con foga fisica e passione spirituale. Le vetrine dei Fasoli si intrufolano in simili atmosfere, camminano tra le eccentricità stile Soho e il rigore elegante della merce esposta. Nelle finestre al piano superiore tornano le storie private e "normali", la conversazione poco agitata tra coppie di vario sesso, la presenza di nudità in modi che rasentano un'ipnosi anomala. Anche qui la casa si tramuta nel luogo dei desideri variabili, nello spazio di stranezze e solitudini, nel regno in cui le stanze diventano vetrine dinamiche senza spettatori. Davanti al quadro ci trasformiamo nei voyeur indiscreti che scrutano in silenzio. Osserviamo la vita che scorre, stranamente o normalmente, sempre più vicina alla coscienza da cui dipendiamo.

FIRENZE + VENEZIA
1) Pensieri
Attenzione all'aspetto tecnologico del lavoro. Non si parla di sottomissione al mezzo digitale ma di uso sapiente della grammatica elettronica. I Fasoli prendono dal computer il necessario, fermandosi dove il virtuosismo rovinerebbe l'idea. Le immagini iniziali sono fotografiche per forma e tecnica. Nascono sul campo d'azione e danno il codice elementare al futuro quadro. Appena tornati nel loro domicilio trentino, i due selezionano le foto e arrivano ad un corpus significativo. Qui parte la fase digitale di rielaborazione. I Fasoli agiscono sulla composizione architettonica, sui rapporti cromatici, su inserti e sottrazioni. Per prima cosa, adottano un taglio compositivo centrale. Creano relazioni tra i singoli elementi del quadro. Sopra e sotto, sinistra e destra si mandano informazioni con bilanciamenti mai casuali. La realtà deve tramutarsi in un movimento dinamico che armonizzi possibile e probabile, norma e invenzione. Si sente una cultura rinascimentale che gli autori italiani richiamano dal loro dna secolare. L'azione elettronica realizza fusioni tra colori in netto contrasto, amalgama architetture distanti, lega i rapporti circolari. Le zone verticali ed orizzontali hanno un perfetto legame compositivo. La stessa centralità nasce da una cultura secolare che nell'architettura trova il primo riscontro. Un'ultima cosa riguarda l'effetto-collage che potreste avvertire. Figure, manichini o dettagli non nascondono il loro irreale inserimento elettronico. Non si pensi ad un limite per mancanza di adeguata tecnologia. I Fasoli capiscono il potere informatico e lo trattano con imparziale rispetto. I software evoluti sfidano l'iconografia col loro perfezionismo innaturale. L'opera corre sul confine sottile tra modifica artistica e progetto grafico. Pur adottando il meglio che la materia digitale offre, il duo usa effetti tra il vero e il verosimile. La necessarietà stilistica deve superare la perfezione tecnica. Bisogna svelare l'azione manipolatoria col talento del ritmo pittorico. Edificando un'ambiguità che avvolga la struttura complessa delle icone.
2) Opere
L'Italia "turistica" dei Fasoli ha giocato sulle valenze architettoniche di Firenze e Venezia. Il ciclo comprende dieci quadri (tutti 75x75 cm) e una panoramica in orizzontale Finestre, porte e pavimenti sono il prelievo dentro il serbatoio storico. Le opere ricostruiscono ambigue passeggiate in cui l'orizzontalità determina lo scenario. Gradini, pezzi di mare o mattonelle, mosaici o disegni geometrici si mescolano in superfici impossibili. Parliamo di camminamenti urbani che scorrono lungo palazzi con finestre e portoni di esplicita bellezza. In questi ibridi cittadini passeggiano modelle eleganti, manichini femminili, coppie in abiti borghesi, passanti anonimi. Alcuni guardano dentro le aperture, diverse donne si muovono all'interno dei portoni, qualcuno rasenta l'immobilismo ipnotico: tutti denotano comportamenti "normali" davanti alla vita che scorre. La metropoli turistica viene rivoltata dai Fasoli. Si sfalda la relazione tra corpi e luoghi, l'intimità entra nel cuore di elementi artistici, il pubblico si mescola col privato. L'esterno equivale all'interno, le azioni appaiono nei loro aspetti più vivi. L'Italia della bellezza apre il suo territorio ad un nuovo coesistere sociale. Le invenzioni scorrono dentro il vero, il vero si reinventa col verosimile.

MUMBAY
1) Pensieri
Un'idea ferrea, l'esperienza sul campo per creare arte morale, diverse scelte estetiche nel solco involontario della storia: per curiosità, vi sembra che siano così tanti i progetti di identica coerenza e qualità estetica? L'arte italiana regala splendide luci che vibrano nelle geografie del buon pensiero. Abbiamo un panorama dove la bellezza ri-produce il mondo in forme sensazionali. Fasoli m&m stanno nella filmografia delle migliori storie italiane. Ci distillano intelligenza e bellezza, cultura e passione, storia e contemporaneo. Amo l'onestà del progetto, l'energia con cui raccontano la contaminazione, il rispetto per le comunità a cui si relazionano. Inventano quadri che parlano come microfilm ad inquadratura singola. Usano fotografia, pittura, video, cinema e architettura: mescolando gli stimoli nell'ibrido inclassificabile. La migliore arte odierna non accetta il limite dell'unicità, proprio perché ogni linguaggio ne contiene e filtra più di uno. Moralità, bellezza e intensità dove potevano terminare se non tra le storie di un paese a cui, in fondo, "apparteniamo"? L'India ci conduce all'epilogo di questo viaggio momentaneo. Cosa dire ancora? Viaggiate dovunque, soprattutto dove la testa sdogana le incertezze culturali. Viaggiate in movimento o da fermi. Travelling with (out) moving.
2) Opere
L'India come evento unico, all'altezza dei giorni africani o tra gli indiani d'America. I Fasoli me ne parlano come di un momento altissimo. Giunti sul posto iniziarono alcune trasmigrazioni in cerca di elementi utili. Conoscenze, contatti e approcci, seguendo un tempo lento e un ritmo che aiutava la ricerca profonda. Il viaggio dei Fasoli non ha mai scelto il freakettonismo ridicolo. Penso a quanti chiedono all'India il rimedio ai problemi di una malattia più profonda. La loro idea voleva scoprire un angolo spirituale di questo popolo unico. Guardare la differenza col rispetto di una cultura differente è il miglior modo per un dialogo. Pensare da occidentale sarebbe stato il peggior viatico nel ciclo indiano. Invece, i Fasoli hanno creato il giusto legame con un illustratore locale. Avete presente le mille immagini colorate che inondano le città? Poster, cartelloni e disegni, disposti dovunque il messaggio diventa popolare. L'India vive la sua televisione nelle storie degli illustratori. I canali disponibili stanno nelle varie vie, nell'accumulo di informazioni urbane. Scene domestiche, amori e passioni, vita quotidiana che melodramma e commedia rendono storie filmiche: è qui la grandezza di chi resta il vero "scrittore" di un paese troppo profondo per essere soltanto povero. Quel disegnatore ha realizzato le immagini dei sette pezzi del ciclo (tutti 100x150 cm). Cinque donne e due uomini prendono il primo piano tra colonne, archi, portali, pavimenti, animali e decorazioni di vario tipo. Come per ogni spazio interattivo, anche qui si racconta una cultura con rispetto, amore e intelligenza. Lo stile di una nazione entra nello stile dei Fasoli m&m, influenza le loro sicurezze malleabili, dando all'opera l'identità di una contaminazione sensata.

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"The Man in the City"
TRAVELLING WITH (OUT) MOVING
NEW YORK
1) Thoughts
In 1997 I discovered Giancarlo and Paola thanks to their exhibition in Trieste at the LipanjePuntin Gallery. On that occasion, looking at their catalogue, I felt a special value in their project. The following year I inserted them in my book "N.Q.C.". Now, after having collaborated at some events created together, I can confirm my great belief in Fasoli m&m. Strange name, you may say. The logo m&m sounds like a business company, but it regards the most obvious and common union: the husband &endash; wife one, but we are going to play hiding it. In the art world there are only a few "democratic" couples. Coosje van Bruggen, an important wife and an active professional, works with her husband Claes Oldenburg, but the latter is the heaviest weight on the balance. The same happens for Christo or Helmut Newton and their consorts. A woman's fame emerges autonomously from that of her important husband. Tina Modotti shared her private life and inspiration with Edward Weston and then, luckily, she started her own autonomous way. I am thinking about Antonio Sanfilippo and Robert Delaunay's wives, Carla Accardi and Sonia Delaunay. It seldom happens that a married couple merges on an equal footing, as it was with the two-video artists Steina and Woody Vasulka. As for Italy I could cite Fasoli m&m as the most suited example. They close themselves into the same surname and hypothetical automation of their logo (Fasoli m&m has an identity which nullifies the individual as a single). Even though they exist as two human identities, they accept a digital value, which starts from the picture and goes through the painting hugging life with beautiful ideas and a strict ethic.

Now, I will start to introduce the guiding lines of their work.
a) The whole project is called " Interactive Space ". Every cycle attributes this generic name to its pictures with, first of all, the addition of number of the cycle, followed by the one of that specific picture. For instance, the six pieces about New York are called "Interactive Space No. 71/1", "Interactive Space No. 71/2" and so on.
b) Each cycle is the result of experiences in a particular social environment, where the two authors live for some days or months, getting information and discovering as much as possible. They take pictures, which they later elaborate in their atelier, when they get home. Their works are created thanks to a deep contact with those who let them know their daily life. We are going to talk about that later.
c) All their works adopt deep relationships with the digital culture. The Fasolis use photography to produce the most refined and moral iconography. Once again we are going to talk about that later.

2) Works
Let's get to the heart of their pictures. The first group is on New York and it is made up of six Interactive Spaces. The constant verticality and the presence of windows are inserted in a common feature: the mural paintings on the building walls, as to confirm a metropolitan identity, which makes people dream towards a mental freedom.
Only one of these pieces has no mural paintings, but two shop-windows full of photographic portraits. This time the same emotional effect is given by a collage which replaces the painting spray, urging to a journey into worlds of personal stories. The other five pieces refer to a garden of huge roses, two people in front of a tropical sunset, a beach with a palm and a dreaming bay, a boy in a playground and the journey of some "tag" among space planets. Behind the windows there are views of private life, shameless in front of the naked human body. Lives standing on the border between loneliness, silent dialogues and imaginable situations. The Fasolis tell about private incidents, hidden habits, personal rites, stillness of the furniture, movements of nakedness in search of energy. The journey in the graffiti is more obvious; you fly to Tropical Island, to a clear sea or to alien planets. But, it is the house itself which hides freedom not allowed in the society. Inside the room one goes too far, one experiments with the human body, one gets free from the common bonds. We perceive people's characters by intuition thanks to brief actions, gestures furtively caught, relations in which you may or may not see yourself. We are ourselves only in our own homes.

PARIS
2) Thoughts
The Fasolis' classificatory activity holds no casual meanings. I've already told you the definition of "Interactive Space", the main idea of their whole project. From the meaning of these two words, you can understand the link between the environment and the human behaviour that rules it. The space acquires its interactivity in its social-cultural valence. These interactions are seen in a web which uses art to build hybrid maps. Then the numeration circumscribes the experience in a temporal bow more suited to it. The personal adventure is developed in significant episodes and weaker moments. To choose few situations and make a project with them means to manipulate the reality at one's discretion. You eliminate information and ideas, instincts and reasons through cultural processes. The Fasolis select their personal convictions, giving a complex view of the experience. They produce an art which goes back to life through life itself. But, in spite of all those who made the object banal through works too similar to the truth, they filter the reality in the aesthetic process of the digital photography. They go into an invisible thread which sews the Italian art throughout the centuries.
2) /Works
In the French capital the Fasolis chose some underground stations. In particular they focused their attention upon some posters
which stood out near some waiting benches. Instead of any direct messages for artists they used two subliminal motives of everybody's dream: a beach with a sports couple wearing bathing suits, and a model wearing a black dress in a sensual posture. Two naked men are sitting in front of these two imaginary worlds breaking the rhetoric of the picture messages. That explicit homosexuality, that out of shape nakedness of those two hairy bodies, that quiet presence in a place privileged for the public transport: all these elements reveal the interrelation, the city moralism, and the freedom of one's own "religiousness". The harsh presence of the ordinary nakedness, almost awkward, gives another meaning to that journey into the glossy beauty. The ready-made dream for tired citizens, crash against the courage of less rhetoric actions. Yes, they are invented, but as true as possible to be believed. As you may see, the simplicity of the undressing doesn't stop at the mere body. The spirit of humanity starts its change on the brave skin.

LONDON
1) Thoughts
Let's go back to the brief history of their cultural experiences. Our artists have a greedy curiosity of knowledge. They feel the tight spots of the country town, and call themselves into play. They travel a lot, but in a different way from how you may think. The Fasoli mingle in unknown places, camouflaging their curious glance among the rhythm of the chosen spaces. They focus an energetic starting-point: they are now in the community where you can stop the intelligent nomadism. Here approaches, acquaintances and thorough relations start. Nothing is planned, so that the project can enter the habit of ordinary life, where everything does not always go right. "Interactive Space No. 62" was created in Kenya between December '94 and January '95. The artists spent some powerful days living with the Samburu, Pokot and Turkana tribes. There they chose the native body as the recorder of the experience. They put games of shadows and laces on the surfaces of that black skin. The cultural differences were an attractive entrance in the spirit of those tribal communities. Few times have I felt a strong honesty in artistic works with African elements. "Interactive Space No. 65" was created in Venice among the glassblowers of Murano and some friends. The Fasoli made the glassblowers produce some glass reproductions of the insects living in the lagoon. Then they put the insect shapes on white human bodies, discovering new aspects of a research which reads the codes of a local culture on the skin. All their cycles take shape from similar approaches. The five series inserted in the catalogue are the result of their last two creative years. Places and people change, but the two artists act in the same way.
2) Works
The London Interactive Spaces are seven and measure 100x150 centimetres (as for New York). The British choice fell on an opposite principle; no more walls open to the imagination, but the front of buildings containing dressed shop windows. The experience goes into a context similar to the human one, made of mannequins wearing lingerie. They are female figures in forests of desire, near a piano, in front of a park or an enormous four-leaved clover. I remember one of McEwan's tales, where the main character felt in love with a mannequin, and wanted to take it home, to posses it with a physical impetuosity and a spiritual passion. The Fasoli's shop-windows slip in similar atmospheres, walk among the eccentricity typical of Soho and the smart rigour of the displayed goods. In the upstairs windows there are private and "normal" stories again: the quiet conversation among couples of mixed sexes, the presence of nakedness in ways which border on an anomalous hypnosis. Here again the house is transformed in the place of variable wishes, in the space of strangeness and solitude, in the kingdom where the rooms become dynamic shop-windows without an audience. In front of the picture we become indiscreet voyeurs who silently stare. We look at the life, which passes strangely or normally, nearer and nearer to the conscience which we depend on.

FLORENCE + VENICE
1) Thoughts
Pay attention to the technological aspect of their work. It is not a subjection to the digital means, but an expert use of the electronics grammar. The Fasolis take from the computer what they need, stopping where the virtuosity could spoil the idea. At the beginning the images are photos, as for their shape and technique. They are created on the field of action and give the elementary code to the coming picture. As soon as the artists get back to their Trentino residence they select the photos producing a significant "corpus". The new digital elaboration phase starts there. The Fasoli operate on the architectonic composition, on the chromatic scale of values, on putting and removing. First they use a central composition. They build relationships among each element of the picture. The up and the down, the left and the right send each other information having no casual balances. The reality must be transformed into a dynamic movement matching the possible and the likely, the regulation and the creation. You feel a renaissance culture revived by the Italian artists from their centuries-old DNA. The electronic action melts contrast colours, amalgamates distant architectures and blinds circular relations. The vertical and the horizontal zones have a perfect compositive link. The central position itself starts from a secular culture, which finds its first confirmation in the architecture. The last thing I am going to tell you is the collage effect you may perceive. Forms, mannequins or details do not hide their imaginary electronics insertion. Don't think about that as a limit due to a shortage of an adequate technology. The Fasolis feel the information power and treat it with a fair respect. The advanced software challenges the iconography with its unnatural perfectionism. The work runs on a thin border between the artistic modification and the graphic project.
The two take the best offered by the digital materials using effects standing between the real and the likely. The stylistic necessity has to exceed the technical perfection. You must unveil manipulation through talent of the pictorial rhythm and build an ambiguity that envelops the icon complex structures.
2) Works
The Fasoli's "tourist" Italy played on the architectural valencies of Florence and Venice. The cycle counts ten pictures each one of 75x75 centimetres, and a horizontal view. The windows, the doors and the floors are taken from the tank of history. The works recreate ambiguous walks where the scenery has been fixed by the horizontality. Steps, expanse of sea or tiles, mosaics or geometric designs are mixed in unreal surfaces. We are talking about urban paths running along palaces with windows and main doors of an explicit beauty. In these city hybrids smart models, female mannequins, couples in civilian dress and anonymous passer-bys stroll. Some of them look into the windows, some women move inside the main doors, some others border on a hypnotic stillness: everyone denotes a "normal" behaviour in front of the passing life. The Fasoli review the meaning of tourist metropolis. The relationship among the bodies and the places crumbles, the intimacy goes into the heart of the artistic elements, public and private lives are mingled together. The outside is equivalent to the inside; the actions are represented in their most lively moments. Italy of beauty opens its territory to a new social coexistence. The inventions run into the truth, the real is reinvented with the likely.

MUMBAY
1) Thoughts
An iron idea, the experience on the field to create a metaphorical art, different aesthetic choices in the involuntary mark of history: excuse me, do you think that there are so many projects with the same coherence and aesthetic quality? The Italian art gives bright lights twinkling in the maps of good thinking. We have a panorama where beauty reproduces the world in its sensational shapes. Fasoli m&m are in the filmography of the best Italian histories. They distil intelligence and beauty, culture and passion, history and contemporary time. I love the honesty of the project, the energy through which they tell about the contamination, the respect for the community they refer to. The two artists invent pictures speaking like microfilms from a single shot. Photography, painting, video, cinema and architecture are used mingling the stimulus in the unclassified hybrid. Nowadays the best art does not accept the limit of the unique, just because each language contains and filters more than one. Where could morality, beauty and intensity stop, if not in the stories of a country we belong to? India leads us at the end of this journey. What else may we say? Travel wherever you want, especially where your head gets free from cultural uncertainties. Travel with or without moving.
2) Works
India as a unique event is equal to the African days or to the being among the American Natives. The Fasolis tell me about that as a powerful moment. When they arrived in that continent some transmigration in search of useful elements started. Meetings, contacts and approaches follow a slow time and a rhythm, which helped the deep research. Never has the Fasolis' journey chosen the ridiculous "freakishness". I am thinking about all those who ask India the cure to the problems of their very deep diseases. The Fasolis' idea wanted to find out a spiritual corner of this unique people. Looking at this difference with the respect for a different culture is the best way to a dialogue. Thinking in a western way would have been the worst viaticum in the Indian cycle. Instead, the Fasolis were able to create the right link with a local poster designer. Do you know the thousands of coloured images that scatter the cities? Posters, placards and designs placed everywhere the message becomes popular. India lives its television through the story told by its illustrators. The available channels are in various ways, in the accumulation of urban information. Domestic scenes, loves and passions, daily life where melodrama and comedy produce film stories. Here is the greatness of one who remains the real "writer" of a country too deep to be only poor. That poster designer made the paintings of the seven works of the cycle (each one of 100x150 centimetres). Five women and two men take the main position among columns, arches, portals, floors, animals and other decorations. As for every Interactive Space, here again they tell about a culture with respect, love and intelligence. The style of a country gets into the style of Fasoli m&m, influencing their malleable certainties, giving to their works the identity of a contamination rich in meaning.

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"Dalla Mini al Mini"
(...). Il duo lavora secondo un principio ferreo: per alcuni mesi entra in una comunità, vive l'esperienza e la documenta con decine di fotografie. In studio, poi, i Fasoli manipolano le immagini per inventarsi una narazione storica di quel contesto. Accadde in India, Stati Uniti, Africa o tra amici italiani. Avviene oggi, con un'auto che entra in un cerchio di esperienze geografiche e avvenimenti umani. La macchina, sdoppiata dentro una città acquario, si contamina col tessuto sociale. Appartiene a uno spazio dove anche le cose respirano n uno strano silenzio. (...).

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"Arte e nuove Tecnologie"
(…). Fasoli m&m (Giancarlo e Paola) scelgono una comunità sociale, ne fanno parte per un periodo limitato, scoprendo alterità che gli impongono nuovi percorsi mentali. Partono dal vissuto reale in un paese lontano. Può trattarsi di nativi americani, africani della savana o indiani d'India, A non cambiare mai è la progettualità del loro sistema creativo. I due partecipano ad un meccanismo d'inserimento sociale, assimilando le spinte antropologiche che contribuiranno alle opere. Durante la permanenza nel luogo iniziano un percorso fotografico. Dai materiali definitivi nasceranno, nel silenzio italiano dello studio, le immagini per il ciclo da esporre. Tramite il computer il duo rielabora dettagli, agisce sui colori, monta frammenti lontani, altera a seconda delle necessità. Alla fine la serie si struttura su un numero chiuso di pezzi. L'intera operazione, dal titolo "Spazio Interattivo", contiene ogni ciclo relativo alla comunità prescelta. La singola serie aggiunge al nome generale il numero del ciclo e dell'opera. Un esempio? Tra il 1994 e il 1995 furono in Kenya con le tribù Samburu, Pokot e Turkana. Il corpo nero di alcuni indigeni divenne la geografia davanti all'obiettivo. Misero sulla pelle dei pizzi o vi proiettarono alcuni giochi di ombre. Il risultato appariva stupefacente come ogni pezzo finora realizzato. (…).

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"Dalla Mini al Mini" 2a ed.
Fasoli m&m, ovvero, pezzi ordinati di un'Italia imprevista. La sequenza identifica una visione spiazzante tra Firenze e Venezia, simboli di perfezione architettonica dentro un rigoroso perimetro urbano La bellezza di Rinascimento e stili lagunari si mescola al più acido dei percorsi cromatici. Il mondo si colora di un arcobaleno impensabile, cambia la memoria acquisita ma non rimuove la dignità artistica dei luoghi. Fasoli m&m amano le esagerazioni della bellezza consolidata. E lo dimostrano con una manipolazione che amplifica i lati nascosti del vero. Prima fotografano i posti, poi reinventano il paesaggio che non esiste. Danno un indirizzo architettonico ai corpi, pensano ai collegamenti tra colori, mescolano le emozioni nello spazio scenico. La loro Italia ha davvero qualcosa di speciale.

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"Ipernatura"
(…)
Uno: Ora parlami delle relazioni tra tecnologia, natura e arte visiva.

Due: Credo che le opere di Fasoli m&m, rispondano alla domanda. I due Fasoli hanno un progetto esemplare: entrano in una comunità per diversi mesi e realizzano le fotografie che contribuiranno al ciclo di quadri digitali. Coi nativi americani, ad esempio, sono nati i connubi tra dettagli corporali e frammenti di natura statunitense.

Uno: Sai cosa pensavo? Che l'arte migliore, attraverso la solida ricerca estetica, si interroga sulla natura per aprire domande "particolari". Di contro, non credo che un autore visivo possa agire sui valori civici con la stessa forza di chi, per esempio, elimina il petrolio dalla pelle dei pinguini.

Due: Sono d'accordo col doppio di me stesso. Considero poco incisivi quegli artisti che fanno volontariato o filantropismo sotto le spoglie del progetto creativo. Lascerei all'arte i suoi territori profondi: che passano per le regole iconografiche, per ll'etica dietro la forma, per il rispetto del bello (in senso allargato) e del brutto (in senso altamente estetico), Alla vita vera, invece, darei gli spazi del contributo sociale. (…)

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"dig.IT.alia"
(...) Fasoli m&m partono dalle esperienze umane per costruire i propri cicli digitali. Vivono i luoghi e le persone in prima linea, scattano fotografie come resoconto e poi passano alla manipolazione elettronica. Il loro è un viaggio tra bellezza, antropologia e interpretazione intima della vita. L'uomo e la città vengono descritti con innesti che solo il computer permette. (...)

"dig.IT.alia"
(...) Fasoli m&m start working from humana experiences to build theirown digital cycles. They personally live places and people, taking photographs as arecord and them manipulate them electronically. Their works are a study of anthropology, beauty and personal interpretation of live. Man and city are described as a graft which is possible only by the use of the computer. (...)

"dig.IT.alia"
(...) Fasoli m&m beginnen mit den persoenlichen Erfahrungen um eigene Digital-Zyklen zu erreichen.Im Vordergrund stehen Landschaften Fotos auf und bringen diese als Bericht zur elektronischen Ausrbeitung ihre Darstellung sind eine persoenliche Einstellung des lebens, cine Mischung von Schoenheit und Antropologie. Der Mensch und die Stadt werden hier mit einer Ausfuehrung, die nur ein Computer erlaubt, beschrieben(...)

"Obiettivo puntato sulle metropoli"
(...) Giancarlo e Paola, marito e moglie, quando non sono in giro per il mondo vivono a Trento. Indagano le relazioni tra persone e paesaggio contemporaneo. Usano tecnologie evolute dove convivono contrasti stridenti ma anche chiare percezioni del caos, delle contaminazioni tra industria e natura, tra eccesso e silenzi, fra tradizioni e innovazione. Di regola costruiscono cicli in diversi pezzi, quasi a comporre una trama di piccole storie: Prima fotografano o filmano i luoghi e le persone, chiedendo ai soggetti di posare secondo certi dettami registici, poi montano l'immagine tramite software digitali e stampano su formati medi o grandi. Con risultati intuitivi e profondi. (...)

 

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