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Gianluca
Marziani
"N.Q.C. Arte e tecnologie: Il Nuovo Quadro
Contemporaneo",
Ed. Castelvecchi, Roma, 1998.
"Ipotesi
di Nuovo Quadro
Contemporaneo",
catalogo, Brescia, 2000.
"Ipotesi di Nuovo Quadro
Contemporaneo",
catalogue, Brescia, 2000.
"L'Uomo e la Città",
libro, Edizioni del Museo, Brescia, 2000.,
"The man in the City",
book, Editions of Museum, Brescia,
2000.
"Dalla Mini al Mini",
catalogo, Milano, 2000.
"Arte e Nuove Tecnologie",
Ziqqurat, rivista, Nuoro, 2001.
"Dalla Mini al Mini",
catalogo 2a edizione, Roma, 2001.
"Ipernatura",
catalogo, Grottammare, 2001.
"dig.IT.alia",
catalogo, Reggio Calabria, 2001.
"dig.IT.alia",
catalogue, Reggio Calabria, 2001.
"dig.IT.alia",
Katalogbuck, Reggio Calabria, 2001.
"Obiettivo
puntato sulla metropoli",
"Lo Specchio, La Stampa", inserto settimanale, Milano,
Italia, 2004.

"N.Q.C.
Arte italiana e nuove tecnologie: Il Nuovo Quadro
Cotemporaneo"
Prospettive:
Fasoli m.& m. (la sigla palindroma significa marito
e moglie) sono una coppia veronese che lavora a Trento.
Paola è del 1943, Giancarlo del 1941, non certo
giovani rispetto all'età media degli artisti di
N.Q.C., ma dimostrano, in un attimo universale come l'opera,
che l'unica anagrafe dell'artista risiede nel suo animo,
nello spirito con cui guida la personale visione del
mondo.
I Fasoli operano tramite azioni, performance, video e
fotografie digitali; ogni lavoro si chiama "Spazio
Interattivo" ed è seguito da un numero progressivo di
lavorazione (esempio: Spazio Interattivo n. 66/20, una foto
digitale col 66 che indica il progetto e il 20 lo scatto),
secondo un grande rigore classificatorio a cui si unisce la
coerenza tematica delle loro ricerche, contemporaneamente
aderenti alle relazioni tra Uomo, Natura, e ambienti. Il
primo Spazio Interattivo risale al 1987 e fu attuato sul
mare Adriatico presso l'Isola dell'Uomo. Poi, constatando
come la mancanza e l'eccesso di informazioni agiscano sulle
persone, sono proseguite le loro ricerche tra culture e
luoghi del mondo.
Negli Spazi Interattivi 62 (1995) hanno fotografato dettagli
di corpi nudi dalla pelle nera su cui spiccano forme di
scaring (quando si incide la pelle); da alcuni tagli, poi,
usciva un giallo fluorescente oppure dei nastri etnici erano
distesi sopra l'epidermide.
Con gli Spazi Interattivi 65 (1995) si trattava di dettagli
corporali dalla pelle bianca, attraverso ragni e altri
insetti (in realtà di vetro colorato) adagiati su
quella superficie epidermica.
Spazio Interattivo 66 (1966) amplificava, subito dopo, il
rapporto tra corpo e ambiente naturale. C'era ancora il
dettaglio epidermico, questa volta inserito dentro frammenti
di paesaggio in pianure coltivate; la particolarità
definiva ogni digifoto come scansione in tre zone verticali
identiche, quelle laterali coi luoghi e la centrale per il
frammento fisico. Nella serie 65 non esisteva modifica
digitale ma solo un trucco per mescolare il loro ideale tra
purezza fotografica, ambizione pittorica e necessità
morale del computer. Gli insetti in vetro di murano
significano moltissimo nell'umanesimo dei Fasoli: i lavori,
infatti, sono nati a Venezia come quegli stessi animalini,
segno di un rapporto forte col luogo e l'identità
aperta del viaggio, dello scambio culturale impresso sopra
la pelle identitaria. Il ciclo 62 riguardava l'esperienza in
Kenya nelle tribù Samburu, Pokot e Turkana. Il 66 si
legava ai giorni in Myanmar, dove hanno vissuto con una
famiglia della tribù Shan e proprio qui hanno
scoperto il valore del chicco di riso poi adagiato sui corpi
nudi delle loro fotografie. Con le foto digitali su
alluminio entra in campo la logica del modificare dettagli,
proprio perché l'esigenza etica richiede un uso
minuzioso della tecnologia informatica. Dai risultati finali
emerge una formula matura ed esemplificativa della
fotografia "digitale" in Italia, non come pittura digitale
bensì pura e congeniata digifoto, secondo i moduli
che ne caratterizzano il senso e la collocazione
linguistica. Provate a immaginare un quadro 66, dove corpo e
pianure convergono in quel gioco di primo piano e campo
lungo a contrasto. Le modifiche sono davvero minime, utili
per incastrare immagini che rimangono pure, fotografiche
nella loro accezione realistica. Fotografia digitale
significa proprio questo ovvero lasciar presente l'impatto
della pellicola e usare la necessaria funzionalità
del trucco informatico. Una digifoto non agisce sui singoli
pixel ne dipinge immagini con la lenta rielaborazione di
forme e colori ma vuole, invece, lasciare intatta la
fotografia, alterandone solo certi schemi generali o
inserendola, nella sua originarietà, dentro strutture
di pura invenzione. Quest'ultimo caso avviene spesso coi
Fasoli, è la logica specifica dei loro viaggi che
rielaborano al computer e stampano su carta fotografica.
Il duo concepisce l'arte visiva come esperienza fisica sul
luogo, sentore reale che trasmette una nuova storia nelle
singole tappe di un ciclo. Gli Spazi Interattivi 68 sono
nati da u viaggio tra i nativi americani con corpi di Navajo
o Blackfeet tra colline, danze del sole e sabbie
bianche.
I recenti progetti 71, 73 e 74 vanno ancora più a
fondo e scelgono contesti metropolitani come New York,
Londra e Parigi. Ne raccontano le case e il modo in cui i
luoghi, come per gli altri cicli, si relazionano alle
persone che li abitano. Immancabile è lo studio del
corpo lungo l'asse delle geografie terrestri, analizzato
quale ricettacolo terminale di esperienze e scambi: tutto
ruota attorno all'ombelico con le sue varie fogge, centro
del mondo che, senza retorica, diviene il fulcro Reale dei
loro scatti fotografici di pura esperienza formativa.
I due artisti scelgono il corpo nel suo divenire campo
pittorico, una pianura su cui si dispone la visione aerea
della camera, rendono la pelle il territorio da scrutare e
sentire, un luogo parziale che ci inserisce nella cultura
delle multirazialità reali, ben filtrate dentro
fotografie che fuggono qualsiasi didascalismo della
visione.
Percorsi:
Sicuramente Fasoli m.& m. azionano un meccanismo
feticista sul dettaglio corporale: li considererei pop
poiché vogliono legami diretti con luoghi e geografie
fisiche, rimandando il terminale di un'esperienza intima,
vissuta in prima persona diretto dall'esterno. Le loro
digifoto hanno un potenziale comunicativo e tangibile,
immediato nel primo livelli ma carico, in parallelo di
ulteriori sensi e spiegazioni. Affascina il doppio viaggio
geografico, tra i luoghi e le pianure epidermiche
dell'addome. La pulita realizzazione, figlia della migliore
tecnologia di stampa (usano la camera oscura digitale) ne
rende efficace l'impianto compositivo, semplice da
comprendere, ma un'attenta informazione dimostra il valore
morale di un'avventura alla scoperta delle persone, dentro
esperienze artistiche che sublimano nel dettaglio la loro
trama di sentimenti e pulsioni.
Fasoli m.& m. rendono fisico il processo culturale, lo
depongono lungo il corpo e gli spazi dove le persone
crescono. Desiderano lasciare singole icone della loro
vitalità nomadica, sintetizzando la conoscenza nel
simbolo unico, per esempio in quel metaforico chicco di riso
sulla pelle del vissuto individuale. Ogni Spazio Interattivo
è un'icona priva dello spazio-tempo, e pur nascendo
nei reali in un tempo preciso, abbandona le relazioni comuni
per divenire qualcosa di magico, oltre il confine del
riconoscibile, esteso al territorio aperto del mondo
I Fasoli fissano un altro carattere costante in N.Q.C.,
ovvero la capacità di rendere inclassificabili le
immagini finali, sempre più estranee al limite
spaziale e temporale. Anche quando riflettono i feticci
della civiltà in ebollizione, gli artisti di N.Q.C.
ne rendono una proiezione diretta eppure staccata, sintetica
nella sua sublimazione rispetto a una realtà da cui
sganciano le loro icone.
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"Ipotesi
di Nuovo Quadro Contemporaneo"
Scegliere una comunità sociale, farne parte per
un periodo limitato, scoprendo alterità che impongano
rivelazioni ai sopraggiunti. I Fasoli partono dal vissuto
reale in un qualche paese lontano. Può trattarsi di
nativi americani, africani della savana o indiani d'india. A
non cambiare mai è la progettualità del loro
umanesimo. due partecipano ad un meccanismo socializzante,
assimilando spinte antropologiche che daranno forma alle
opere. Durante la permanenza nel luogo iniziano un percorso
fotografico. Dai materiali definitivi nasceranno, nel
silenzio italiano del proprio studio, le immagini per il
ciclo da esporre. Tramite il computer il duo rielabora
dettagli, agisce sui colori, monta frammenti lontani, altera
a seconda delle necessità culturali. Alla fine la
serie si struttura su un numero chiuso di pezzi. L'intera
operazione (la vita artistica dei due ha il titolo "Spazio
Interattivo": dentro contiene ogni ciclo relativo alla
comunità prescelta. La singola serie aggiunge al nome
generale il numero del ciclo e dell'opera. Qui, ad esempio,
spicca l'operazione su facciate e luoghi di città
italiane, ambiguamente mescolate con persone che di quei
posti sono state una parte istantanea. Cinque pezzi ricchi
di tecnologia eppure semplificati, volutamente imperfetti
nei montaggi. Elementari ai limiti del collage:
perché l'esperienza si compone di alti e bassi, nuovo
e vecchio, semplice e difficile. Un'arte come la
normalità della vita vera.

"Ipotesi
di Nuovo Quadro Contemporaneo"
Choosing a social community, belonging to it for e
limited period, discovering forms of otherness that impose
revelations en those who newly arrive from outside. The two
Fasoli start out from real life in some distant country. The
real life in question may be that of native Americans.
Africans of the savannah. or Indians of India. What never
changes is the aim of their humanism. The two participate in
e socializing mechanism, assimilating anthropological
impulses that give form to their works. During their stay in
the place they have chosen, they begin e photographic
record. The final selection of materials will give birth, in
the silence of the artists' own studio, to the images for
the cycle to be exhibited. By the use of the computer the
two re-elaborate details, manipulate colours, mix disparate
fragments end alter the images according to cultural needs.
At the end of this process each cycle consists of e fixed
number of pieces. The entire operation (the artistic life of
the two) has the title "Interactive Space" it subsumes each
cycle relating to the chosen community. The individual
series adds the number of the cycle end of the work to the
general name. Here. for example, what predominates is the
operation en facades end places of Italian cities,
ambiguously mixed with persons who were e momentary part of
those places. Five pieces rich in technology or simplified,
deliberately imperfect in their montage. Elementary to the
limits of collage. because the experience is composed of
highs and lows, new and old, simple end difficult. An art
like the normality of real life.
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"L'Uomo
e la Città"
TRAVELLING WITH (OUT) MOVING
NEw YORK
1) Pensieri
Ho scoperto Giancarlo e Paola Fasoli con la mostra triestina
da Lipanjepuntin. Era il 1997, un anno dopo li inserii nel
mio libro "N.Q.C.". Vedendo il catalogo per Trieste intuii
un valore speciale del loro progetto. Oggi, a distanza di
alcuni eventi nati assieme, confermo la massima convinzione
su Fasoli m&m.
Strano nome, direte subito: quel logo m&m odora di
società per servizi imprenditoriali. E invece si
tratta della più ovvia unione ovvero, marito e
moglie, secondo istanze pubbliche che "giocheremo" a
nascondere. Sono poche, al dunque, le coppie "democratiche"
in arte. Coosje van Bruggen, moglie necessaria e
professionista fattiva, collabora con Claes Oldenburg ma
è lui il peso forte sulla bilancia. Discorso simile
per Christo o Helmut Newton con relative consorti. La fama
femminile, quando emerge, nasce in modo autonomo rispetto al
marito importante: Tina Modotti condivise privato e
ispirazioni con Edward Weston e poi, nostra fortuna, prese
il rettilineo dell'autonomia. Penso anche a Carla Accardi e
Sonia Delaunay, mogli di Antonio Sanfilippo e Robert
Delaunay. Raramente una coppia si fonde alla pari. E'
accaduto coi videoartisti Steina e Woody Vasulka, mentre in
Italia citerei Fasoli m&m per un esempio adeguato. Loro
si racchiudono nel cognome unico e nell'ipotetica
automazione del logo (Fasoli m&m ha un'identità
che annulla le singole presenze). Pur esistendo come persone
fisiche, accettano un valore digitale che parte dalla foto e
attraversa la pittura: abbracciando la vita con belle idee
ed etica rigorosa.
Detto
ciò, inizierei col presentarvi le direttive del
progetto.
a)
L'intera operazione si chiama "Spazio Interattivo". Ogni
ciclo presenta i quadri con quel nome generico a cui si
aggiunge: per prima cosa, il numero rispetto all'intera
produzione; poi, il numero nel ciclo specifico. Un esempio?
I sei pezzi su New York hanno titoli come "Spazio
Interattivo n. 71/1", "Spazio Interattivo n. 71/2" e
così via.
b) I singoli cicli nascono da specifiche esperienze in un
determinato ambiente sociale. Qui gli autori vivono per
giorni o mesi, si informano e scoprono lo scopribile. Quindi
scattano foto che rielaboreranno una volta a casa. Ogni
opera giunge da un contatto profondo con chi offre la
propria quotidianità. Su tali vicende torneremo tra
poco.
c) Tutti i lavori adottano relazioni profonde con la cultura
digitale. I Fasoli partono dalla fotografia per produrre
l'iconografia più raffinata e morale. Anche qui
approfondiremo tra non molto.
2)
Opere
Entriamo nel vivo dei quadri. Il primo blocco riguarda New
York ed è composto da sei spazi interattivi. La
verticalità costante e la presenza di finestre
s'incastra in un particolare comune: i graffiti sui muri
esterni dei palazzi, a riprova di un'identità
metropolitana che fa sognare verso libertà mentali.
Solo un pezzo non mostra graffiti ma due vetrine riempite di
ritratti fotografici. Qui il collage sostituisce le
bombolette spray per un identico effetto emozionale,
incitando al viaggio dentro mondi che stanno nelle storie
individuali. Gli altri cinque pezzi ridanno un giardino di
rose giganti, una coppia davanti al tramonto tropicale, la
spiaggia con palma e baia da sogno, un ragazzino nel parco
giochi e il viaggio delle tag tra pianeti spaziali. Dentro
le finestre, invece, appaiono storie intime, private di ogni
pudore rispetto al corpo nudo. Vite in bilico tra
solitudini, dialoghi silenziosi e situazioni immaginabili. I
Fasoli raccontano gli incidenti del privato, le abitudini
nascoste, i riti personali, l'immobilismo dei mobili, i
movimenti di una nudità che cerca energia. Il viaggio
sui graffiti è più ovvio, si vola verso isole
calde, mare limpido o pianeti alieni. Ma è la stessa
casa a nascondere libertà che la società
pubblica non tollera. Nelle stanze si eccede, si sperimenta
il corpo, ci si libera da vincoli collettivi. Noi intuiamo i
caratteri attraverso brevi azioni, gesti intravisti
furtivamente, relazioni in cui riconoscerci o meno. Dentro
casa, in fondo, siamo veramente noi stessi. Fino in
fondo.
PARIS
1) Pensieri
L'attività classificatoria dei Fasoli racchiude
significati non casuali. Vi dicevo della definizione "Spazio
Interattivo", motivo dominante nell'intero progetto. Dalle
due parole intuirete il legame tra un ambiente e i
meccanismi umani che lo regolano. Lo spazio assume
l'interattività nelle sue valenze socioculturali.
Interazioni viste dentro un tessuto che costruisce geografie
meticcie attraverso l'arte. La numerazione, poi, circoscrive
l'esperienza lungo l'arco temporale più consono.
L'avventura personale si compone di momenti significativi e
attimi meno intensi. Scegliere pochi frangenti e renderli un
progetto significa manipolare i fatti a propria discrezione.
Si elimina secondo percorsi culturali, informazioni e idee,
istinti e ragioni. I Fasoli selezionano le personali
convinzioni, ridando un prospetto complesso dell'esperienza.
Attraverso la vita costruiscono un'arte che torna sempre
nella vita. Ma a differenza di chi banalizza l'oggetto con
opere troppo speculari al vero, loro filtrano le cose nel
processo estetico della fotografia digitale. Entrando nel
filo invisibile che cuce l'arte italiana lungo i secoli.
2) Opere
Nella capitale francese i Fasoli scelsero alcune stazioni
della metropolitana. In particolare si concentrarono sui
cartelli pubblicitari che spiccano vicino alle panche
d'attesa. Al posto di messaggi diretti gli artisti hanno
optato per due motivi subliminali del sogno collettivo: la
spiaggia con una coppia sportiva in costume, la modella in
abito nero durante posture sensuali. Due uomini nudi si
stagliano davanti a questi immaginari e rompono la retorica
dei messaggi. Quell'omosessualità dichiarata, le
nudità poco atletiche dei corpi pelosi, la presenza
quieta nel luogo privilegiato per il trasporto pubblico:
tutti elementi che rivedono le interrelazioni, il moralismo
cittadino, la libertà di una propria
"religiosità". La cruda presenza della nudità
normale, quasi goffa, rende diverso quel viaggio nella
bellezza patinata. Il sogno preconfezionato per cittadini
stanchi si scontra col coraggio di reazioni meno retoriche.
Sì inventate ma verosimili quanto basta per crederci.
Come vedete, la semplicità del denudarsi non si ferma
al puro corpo. Lo spirito dell'umanità inizia il suo
cambiamento sulla pelle coraggiosa.
LONDON
1) Pensieri
Riprendiamo la breve storia delle esperienze culturali. I
nostri artisti hanno quelle curiosità voraci di
conoscenza. Sentono le strettoie della provincia e si
mettono in gioco. Viaggiano molto ma in modo diverso da come
s'intende. Loro si confondono dentro ambienti estranei,
mimetizzano lo sguardo curioso tra i ritmi dei luoghi
prescelti. Ad un certo punto focalizzano uno spunto
d'energia: eccoli nella comunità dove fermare il
nomadismo intelligente. Qui si avvia un rapporto di
approcci, prime conoscenze, relazioni approfondite. Sempre
senza alcunché di scontato, affinché il
progetto entri nelle consuetudini della vita normale, dove
non sempre tutto funziona. Lo "Spazio Interattivo n. 62"
nacque in Kenya tra il dicembre '94 e il gennaio '95. I due
passarono giorni intensi con le tribù Samburu, Pokot
e Turkana. Qui scelsero il corpo indigeno come registratore
dell'esperienza. Giochi d'ombre e pizzi venivano disposti su
zone di pelle nera. Il contrasto era un'affascinante
ingresso nello spirito di comunità tribali. Poche
volte ho sentito l'intensa onestà dentro opere con
elementi africani. Lo "Spazio Interattivo n. 65" nacque a
Venezia tra alcuni amici e i vetrai di Murano. I Fasoli
fecero riprodurre col vetro alcuni insetti che vivono nella
laguna. Quindi disposero le forme sui corpi bianchi delle
persone, scoprendo ulteriori aspetti di una ricerca che
legge sulla pelle i caratteri di una cultura locale. Tutti i
loro cicli si definiscono con approcci simili. Le cinque
serie del catalogo, frutto degli ultimi due anni creativi,
cambiano luoghi e persone ma conservano il modo
d'azione.
2) Opere
Gli spazi interattivi londinesi risultano sette e misurano
100x150 cm (come per New York). La scelta britannica
è però ricaduta su un principio opposto.
Adesso, anziché muri che si aprono verso
l'immaginazione, le facciate comprendono vetrine
L'esperienza entra in un paesaggio umanoide fatto di
manichini in biancheria intima. Sono figure femminili dentro
boschi del desiderio, vicine ad un pianoforte, di fronte ad
un parco pubblico o a quadrifogli giganti. Ricordo un
racconto di Ian McEwan dove il protagonista si innamorava di
un manichino e voleva averlo in casa, per possederlo con
foga fisica e passione spirituale. Le vetrine dei Fasoli si
intrufolano in simili atmosfere, camminano tra le
eccentricità stile Soho e il rigore elegante della
merce esposta. Nelle finestre al piano superiore tornano le
storie private e "normali", la conversazione poco agitata
tra coppie di vario sesso, la presenza di nudità in
modi che rasentano un'ipnosi anomala. Anche qui la casa si
tramuta nel luogo dei desideri variabili, nello spazio di
stranezze e solitudini, nel regno in cui le stanze diventano
vetrine dinamiche senza spettatori. Davanti al quadro ci
trasformiamo nei voyeur indiscreti che scrutano in silenzio.
Osserviamo la vita che scorre, stranamente o normalmente,
sempre più vicina alla coscienza da cui dipendiamo.
FIRENZE +
VENEZIA
1) Pensieri
Attenzione all'aspetto tecnologico del lavoro. Non si parla
di sottomissione al mezzo digitale ma di uso sapiente della
grammatica elettronica. I Fasoli prendono dal computer il
necessario, fermandosi dove il virtuosismo rovinerebbe
l'idea. Le immagini iniziali sono fotografiche per forma e
tecnica. Nascono sul campo d'azione e danno il codice
elementare al futuro quadro. Appena tornati nel loro
domicilio trentino, i due selezionano le foto e arrivano ad
un corpus significativo. Qui parte la fase digitale di
rielaborazione. I Fasoli agiscono sulla composizione
architettonica, sui rapporti cromatici, su inserti e
sottrazioni. Per prima cosa, adottano un taglio compositivo
centrale. Creano relazioni tra i singoli elementi del
quadro. Sopra e sotto, sinistra e destra si mandano
informazioni con bilanciamenti mai casuali. La realtà
deve tramutarsi in un movimento dinamico che armonizzi
possibile e probabile, norma e invenzione. Si sente una
cultura rinascimentale che gli autori italiani richiamano
dal loro dna secolare. L'azione elettronica realizza fusioni
tra colori in netto contrasto, amalgama architetture
distanti, lega i rapporti circolari. Le zone verticali ed
orizzontali hanno un perfetto legame compositivo. La stessa
centralità nasce da una cultura secolare che
nell'architettura trova il primo riscontro. Un'ultima cosa
riguarda l'effetto-collage che potreste avvertire. Figure,
manichini o dettagli non nascondono il loro irreale
inserimento elettronico. Non si pensi ad un limite per
mancanza di adeguata tecnologia. I Fasoli capiscono il
potere informatico e lo trattano con imparziale rispetto. I
software evoluti sfidano l'iconografia col loro
perfezionismo innaturale. L'opera corre sul confine sottile
tra modifica artistica e progetto grafico. Pur adottando il
meglio che la materia digitale offre, il duo usa effetti tra
il vero e il verosimile. La necessarietà stilistica
deve superare la perfezione tecnica. Bisogna svelare
l'azione manipolatoria col talento del ritmo pittorico.
Edificando un'ambiguità che avvolga la struttura
complessa delle icone.
2) Opere
L'Italia "turistica" dei Fasoli ha giocato sulle valenze
architettoniche di Firenze e Venezia. Il ciclo comprende
dieci quadri (tutti 75x75 cm) e una panoramica in
orizzontale Finestre, porte e pavimenti sono il prelievo
dentro il serbatoio storico. Le opere ricostruiscono ambigue
passeggiate in cui l'orizzontalità determina lo
scenario. Gradini, pezzi di mare o mattonelle, mosaici o
disegni geometrici si mescolano in superfici impossibili.
Parliamo di camminamenti urbani che scorrono lungo palazzi
con finestre e portoni di esplicita bellezza. In questi
ibridi cittadini passeggiano modelle eleganti, manichini
femminili, coppie in abiti borghesi, passanti anonimi.
Alcuni guardano dentro le aperture, diverse donne si muovono
all'interno dei portoni, qualcuno rasenta l'immobilismo
ipnotico: tutti denotano comportamenti "normali" davanti
alla vita che scorre. La metropoli turistica viene rivoltata
dai Fasoli. Si sfalda la relazione tra corpi e luoghi,
l'intimità entra nel cuore di elementi artistici, il
pubblico si mescola col privato. L'esterno equivale
all'interno, le azioni appaiono nei loro aspetti più
vivi. L'Italia della bellezza apre il suo territorio ad un
nuovo coesistere sociale. Le invenzioni scorrono dentro il
vero, il vero si reinventa col verosimile.
MUMBAY
1) Pensieri
Un'idea ferrea, l'esperienza sul campo per creare arte
morale, diverse scelte estetiche nel solco involontario
della storia: per curiosità, vi sembra che siano
così tanti i progetti di identica coerenza e
qualità estetica? L'arte italiana regala splendide
luci che vibrano nelle geografie del buon pensiero. Abbiamo
un panorama dove la bellezza ri-produce il mondo in forme
sensazionali. Fasoli m&m stanno nella filmografia delle
migliori storie italiane. Ci distillano intelligenza e
bellezza, cultura e passione, storia e contemporaneo. Amo
l'onestà del progetto, l'energia con cui raccontano
la contaminazione, il rispetto per le comunità a cui
si relazionano. Inventano quadri che parlano come microfilm
ad inquadratura singola. Usano fotografia, pittura, video,
cinema e architettura: mescolando gli stimoli nell'ibrido
inclassificabile. La migliore arte odierna non accetta il
limite dell'unicità, proprio perché ogni
linguaggio ne contiene e filtra più di uno.
Moralità, bellezza e intensità dove potevano
terminare se non tra le storie di un paese a cui, in fondo,
"apparteniamo"? L'India ci conduce all'epilogo di questo
viaggio momentaneo. Cosa dire ancora? Viaggiate dovunque,
soprattutto dove la testa sdogana le incertezze culturali.
Viaggiate in movimento o da fermi. Travelling with (out)
moving.
2) Opere
L'India come evento unico, all'altezza dei giorni africani o
tra gli indiani d'America. I Fasoli me ne parlano come di un
momento altissimo. Giunti sul posto iniziarono alcune
trasmigrazioni in cerca di elementi utili. Conoscenze,
contatti e approcci, seguendo un tempo lento e un ritmo che
aiutava la ricerca profonda. Il viaggio dei Fasoli non ha
mai scelto il freakettonismo ridicolo. Penso a quanti
chiedono all'India il rimedio ai problemi di una malattia
più profonda. La loro idea voleva scoprire un angolo
spirituale di questo popolo unico. Guardare la differenza
col rispetto di una cultura differente è il miglior
modo per un dialogo. Pensare da occidentale sarebbe stato il
peggior viatico nel ciclo indiano. Invece, i Fasoli hanno
creato il giusto legame con un illustratore locale. Avete
presente le mille immagini colorate che inondano le
città? Poster, cartelloni e disegni, disposti
dovunque il messaggio diventa popolare. L'India vive la sua
televisione nelle storie degli illustratori. I canali
disponibili stanno nelle varie vie, nell'accumulo di
informazioni urbane. Scene domestiche, amori e passioni,
vita quotidiana che melodramma e commedia rendono storie
filmiche: è qui la grandezza di chi resta il vero
"scrittore" di un paese troppo profondo per essere soltanto
povero. Quel disegnatore ha realizzato le immagini dei sette
pezzi del ciclo (tutti 100x150 cm). Cinque donne e due
uomini prendono il primo piano tra colonne, archi, portali,
pavimenti, animali e decorazioni di vario tipo. Come per
ogni spazio interattivo, anche qui si racconta una cultura
con rispetto, amore e intelligenza. Lo stile di una nazione
entra nello stile dei Fasoli m&m, influenza le loro
sicurezze malleabili, dando all'opera l'identità di
una contaminazione sensata.
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"The
Man in the City"
TRAVELLING WITH (OUT) MOVING
NEW YORK
1) Thoughts
In 1997 I discovered Giancarlo and Paola thanks to their
exhibition in Trieste at the LipanjePuntin Gallery. On that
occasion, looking at their catalogue, I felt a special value
in their project. The following year I inserted them in my
book "N.Q.C.". Now, after having collaborated at some events
created together, I can confirm my great belief in Fasoli
m&m. Strange name, you may say. The logo m&m sounds
like a business company, but it regards the most obvious and
common union: the husband &endash; wife one, but we are
going to play hiding it. In the art world there are only a
few "democratic" couples. Coosje van Bruggen, an important
wife and an active professional, works with her husband
Claes Oldenburg, but the latter is the heaviest weight on
the balance. The same happens for Christo or Helmut Newton
and their consorts. A woman's fame emerges autonomously from
that of her important husband. Tina Modotti shared her
private life and inspiration with Edward Weston and then,
luckily, she started her own autonomous way. I am thinking
about Antonio Sanfilippo and Robert Delaunay's wives, Carla
Accardi and Sonia Delaunay. It seldom happens that a married
couple merges on an equal footing, as it was with the
two-video artists Steina and Woody Vasulka. As for Italy I
could cite Fasoli m&m as the most suited example. They
close themselves into the same surname and hypothetical
automation of their logo (Fasoli m&m has an identity
which nullifies the individual as a single). Even though
they exist as two human identities, they accept a digital
value, which starts from the picture and goes through the
painting hugging life with beautiful ideas and a strict
ethic.
Now, I
will start to introduce the guiding lines of their work.
a) The whole project is called " Interactive Space ". Every
cycle attributes this generic name to its pictures with,
first of all, the addition of number of the cycle, followed
by the one of that specific picture. For instance, the six
pieces about New York are called "Interactive Space No.
71/1", "Interactive Space No. 71/2" and so on.
b) Each cycle is the result of experiences in a particular
social environment, where the two authors live for some days
or months, getting information and discovering as much as
possible. They take pictures, which they later elaborate in
their atelier, when they get home. Their works are created
thanks to a deep contact with those who let them know their
daily life. We are going to talk about that later.
c) All their works adopt deep relationships with the digital
culture. The Fasolis use photography to produce the most
refined and moral iconography. Once again we are going to
talk about that later.
2) Works
Let's get to the heart of their pictures. The first group is
on New York and it is made up of six Interactive Spaces. The
constant verticality and the presence of windows are
inserted in a common feature: the mural paintings on the
building walls, as to confirm a metropolitan identity, which
makes people dream towards a mental freedom.
Only one of these pieces has no mural paintings, but two
shop-windows full of photographic portraits. This time the
same emotional effect is given by a collage which replaces
the painting spray, urging to a journey into worlds of
personal stories. The other five pieces refer to a garden of
huge roses, two people in front of a tropical sunset, a
beach with a palm and a dreaming bay, a boy in a playground
and the journey of some "tag" among space planets. Behind
the windows there are views of private life, shameless in
front of the naked human body. Lives standing on the border
between loneliness, silent dialogues and imaginable
situations. The Fasolis tell about private incidents, hidden
habits, personal rites, stillness of the furniture,
movements of nakedness in search of energy. The journey in
the graffiti is more obvious; you fly to Tropical Island, to
a clear sea or to alien planets. But, it is the house itself
which hides freedom not allowed in the society. Inside the
room one goes too far, one experiments with the human body,
one gets free from the common bonds. We perceive people's
characters by intuition thanks to brief actions, gestures
furtively caught, relations in which you may or may not see
yourself. We are ourselves only in our own homes.
PARIS
2) Thoughts
The Fasolis' classificatory activity holds no casual
meanings. I've already told you the definition of
"Interactive Space", the main idea of their whole project.
From the meaning of these two words, you can understand the
link between the environment and the human behaviour that
rules it. The space acquires its interactivity in its
social-cultural valence. These interactions are seen in a
web which uses art to build hybrid maps. Then the numeration
circumscribes the experience in a temporal bow more suited
to it. The personal adventure is developed in significant
episodes and weaker moments. To choose few situations and
make a project with them means to manipulate the reality at
one's discretion. You eliminate information and ideas,
instincts and reasons through cultural processes. The
Fasolis select their personal convictions, giving a complex
view of the experience. They produce an art which goes back
to life through life itself. But, in spite of all those who
made the object banal through works too similar to the
truth, they filter the reality in the aesthetic process of
the digital photography. They go into an invisible thread
which sews the Italian art throughout the centuries.
2) /Works
In the French capital the Fasolis chose some underground
stations. In particular they focused their attention upon
some posters
which stood out near some waiting benches. Instead of any
direct messages for artists they used two subliminal motives
of everybody's dream: a beach with a sports couple wearing
bathing suits, and a model wearing a black dress in a
sensual posture. Two naked men are sitting in front of these
two imaginary worlds breaking the rhetoric of the picture
messages. That explicit homosexuality, that out of shape
nakedness of those two hairy bodies, that quiet presence in
a place privileged for the public transport: all these
elements reveal the interrelation, the city moralism, and
the freedom of one's own "religiousness". The harsh presence
of the ordinary nakedness, almost awkward, gives another
meaning to that journey into the glossy beauty. The
ready-made dream for tired citizens, crash against the
courage of less rhetoric actions. Yes, they are invented,
but as true as possible to be believed. As you may see, the
simplicity of the undressing doesn't stop at the mere body.
The spirit of humanity starts its change on the brave
skin.
LONDON
1) Thoughts
Let's go back to the brief history of their cultural
experiences. Our artists have a greedy curiosity of
knowledge. They feel the tight spots of the country town,
and call themselves into play. They travel a lot, but in a
different way from how you may think. The Fasoli mingle in
unknown places, camouflaging their curious glance among the
rhythm of the chosen spaces. They focus an energetic
starting-point: they are now in the community where you can
stop the intelligent nomadism. Here approaches,
acquaintances and thorough relations start. Nothing is
planned, so that the project can enter the habit of ordinary
life, where everything does not always go right.
"Interactive Space No. 62" was created in Kenya between
December '94 and January '95. The artists spent some
powerful days living with the Samburu, Pokot and Turkana
tribes. There they chose the native body as the recorder of
the experience. They put games of shadows and laces on the
surfaces of that black skin. The cultural differences were
an attractive entrance in the spirit of those tribal
communities. Few times have I felt a strong honesty in
artistic works with African elements. "Interactive Space No.
65" was created in Venice among the glassblowers of Murano
and some friends. The Fasoli made the glassblowers produce
some glass reproductions of the insects living in the
lagoon. Then they put the insect shapes on white human
bodies, discovering new aspects of a research which reads
the codes of a local culture on the skin. All their cycles
take shape from similar approaches. The five series inserted
in the catalogue are the result of their last two creative
years. Places and people change, but the two artists act in
the same way.
2) Works
The London Interactive Spaces are seven and measure 100x150
centimetres (as for New York). The British choice fell on an
opposite principle; no more walls open to the imagination,
but the front of buildings containing dressed shop windows.
The experience goes into a context similar to the human one,
made of mannequins wearing lingerie. They are female figures
in forests of desire, near a piano, in front of a park or an
enormous four-leaved clover. I remember one of McEwan's
tales, where the main character felt in love with a
mannequin, and wanted to take it home, to posses it with a
physical impetuosity and a spiritual passion. The Fasoli's
shop-windows slip in similar atmospheres, walk among the
eccentricity typical of Soho and the smart rigour of the
displayed goods. In the upstairs windows there are private
and "normal" stories again: the quiet conversation among
couples of mixed sexes, the presence of nakedness in ways
which border on an anomalous hypnosis. Here again the house
is transformed in the place of variable wishes, in the space
of strangeness and solitude, in the kingdom where the rooms
become dynamic shop-windows without an audience. In front of
the picture we become indiscreet voyeurs who silently stare.
We look at the life, which passes strangely or normally,
nearer and nearer to the conscience which we depend
on.
FLORENCE +
VENICE
1) Thoughts
Pay attention to the technological aspect of their work. It
is not a subjection to the digital means, but an expert use
of the electronics grammar. The Fasolis take from the
computer what they need, stopping where the virtuosity could
spoil the idea. At the beginning the images are photos, as
for their shape and technique. They are created on the field
of action and give the elementary code to the coming
picture. As soon as the artists get back to their Trentino
residence they select the photos producing a significant
"corpus". The new digital elaboration phase starts there.
The Fasoli operate on the architectonic composition, on the
chromatic scale of values, on putting and removing. First
they use a central composition. They build relationships
among each element of the picture. The up and the down, the
left and the right send each other information having no
casual balances. The reality must be transformed into a
dynamic movement matching the possible and the likely, the
regulation and the creation. You feel a renaissance culture
revived by the Italian artists from their centuries-old DNA.
The electronic action melts contrast colours, amalgamates
distant architectures and blinds circular relations. The
vertical and the horizontal zones have a perfect compositive
link. The central position itself starts from a secular
culture, which finds its first confirmation in the
architecture. The last thing I am going to tell you is the
collage effect you may perceive. Forms, mannequins or
details do not hide their imaginary electronics insertion.
Don't think about that as a limit due to a shortage of an
adequate technology. The Fasolis feel the information power
and treat it with a fair respect. The advanced software
challenges the iconography with its unnatural perfectionism.
The work runs on a thin border between the artistic
modification and the graphic project.
The two take the best offered by the digital materials using
effects standing between the real and the likely. The
stylistic necessity has to exceed the technical perfection.
You must unveil manipulation through talent of the pictorial
rhythm and build an ambiguity that envelops the icon complex
structures.
2) Works
The Fasoli's "tourist" Italy played on the architectural
valencies of Florence and Venice. The cycle counts ten
pictures each one of 75x75 centimetres, and a horizontal
view. The windows, the doors and the floors are taken from
the tank of history. The works recreate ambiguous walks
where the scenery has been fixed by the horizontality.
Steps, expanse of sea or tiles, mosaics or geometric designs
are mixed in unreal surfaces. We are talking about urban
paths running along palaces with windows and main doors of
an explicit beauty. In these city hybrids smart models,
female mannequins, couples in civilian dress and anonymous
passer-bys stroll. Some of them look into the windows, some
women move inside the main doors, some others border on a
hypnotic stillness: everyone denotes a "normal" behaviour in
front of the passing life. The Fasoli review the meaning of
tourist metropolis. The relationship among the bodies and
the places crumbles, the intimacy goes into the heart of the
artistic elements, public and private lives are mingled
together. The outside is equivalent to the inside; the
actions are represented in their most lively moments. Italy
of beauty opens its territory to a new social coexistence.
The inventions run into the truth, the real is reinvented
with the likely.
MUMBAY
1) Thoughts
An iron idea, the experience on the field to create a
metaphorical art, different aesthetic choices in the
involuntary mark of history: excuse me, do you think that
there are so many projects with the same coherence and
aesthetic quality? The Italian art gives bright lights
twinkling in the maps of good thinking. We have a panorama
where beauty reproduces the world in its sensational shapes.
Fasoli m&m are in the filmography of the best Italian
histories. They distil intelligence and beauty, culture and
passion, history and contemporary time. I love the honesty
of the project, the energy through which they tell about the
contamination, the respect for the community they refer to.
The two artists invent pictures speaking like microfilms
from a single shot. Photography, painting, video, cinema and
architecture are used mingling the stimulus in the
unclassified hybrid. Nowadays the best art does not accept
the limit of the unique, just because each language contains
and filters more than one. Where could morality, beauty and
intensity stop, if not in the stories of a country we belong
to? India leads us at the end of this journey. What else may
we say? Travel wherever you want, especially where your head
gets free from cultural uncertainties. Travel with or
without moving.
2) Works
India as a unique event is equal to the African days or to
the being among the American Natives. The Fasolis tell me
about that as a powerful moment. When they arrived in that
continent some transmigration in search of useful elements
started. Meetings, contacts and approaches follow a slow
time and a rhythm, which helped the deep research. Never has
the Fasolis' journey chosen the ridiculous "freakishness". I
am thinking about all those who ask India the cure to the
problems of their very deep diseases. The Fasolis' idea
wanted to find out a spiritual corner of this unique people.
Looking at this difference with the respect for a different
culture is the best way to a dialogue. Thinking in a western
way would have been the worst viaticum in the Indian cycle.
Instead, the Fasolis were able to create the right link with
a local poster designer. Do you know the thousands of
coloured images that scatter the cities? Posters, placards
and designs placed everywhere the message becomes popular.
India lives its television through the story told by its
illustrators. The available channels are in various ways, in
the accumulation of urban information. Domestic scenes,
loves and passions, daily life where melodrama and comedy
produce film stories. Here is the greatness of one who
remains the real "writer" of a country too deep to be only
poor. That poster designer made the paintings of the seven
works of the cycle (each one of 100x150 centimetres). Five
women and two men take the main position among columns,
arches, portals, floors, animals and other decorations. As
for every Interactive Space, here again they tell about a
culture with respect, love and intelligence. The style of a
country gets into the style of Fasoli m&m, influencing
their malleable certainties, giving to their works the
identity of a contamination rich in meaning.
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"Dalla
Mini al Mini"
(...). Il duo lavora secondo un principio ferreo: per
alcuni mesi entra in una comunità, vive l'esperienza
e la documenta con decine di fotografie. In studio, poi, i
Fasoli manipolano le immagini per inventarsi una narazione
storica di quel contesto. Accadde in India, Stati Uniti,
Africa o tra amici italiani. Avviene oggi, con un'auto che
entra in un cerchio di esperienze geografiche e avvenimenti
umani. La macchina, sdoppiata dentro una città
acquario, si contamina col tessuto sociale. Appartiene a uno
spazio dove anche le cose respirano n uno strano silenzio.
(...).
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"Arte
e nuove Tecnologie"
(
). Fasoli m&m (Giancarlo e Paola) scelgono
una comunità sociale, ne fanno parte per un periodo
limitato, scoprendo alterità che gli impongono nuovi
percorsi mentali. Partono dal vissuto reale in un paese
lontano. Può trattarsi di nativi americani, africani
della savana o indiani d'India, A non cambiare mai è
la progettualità del loro sistema creativo. I due
partecipano ad un meccanismo d'inserimento sociale,
assimilando le spinte antropologiche che contribuiranno alle
opere. Durante la permanenza nel luogo iniziano un percorso
fotografico. Dai materiali definitivi nasceranno, nel
silenzio italiano dello studio, le immagini per il ciclo da
esporre. Tramite il computer il duo rielabora dettagli,
agisce sui colori, monta frammenti lontani, altera a seconda
delle necessità. Alla fine la serie si struttura su
un numero chiuso di pezzi. L'intera operazione, dal titolo
"Spazio Interattivo", contiene ogni ciclo relativo alla
comunità prescelta. La singola serie aggiunge al nome
generale il numero del ciclo e dell'opera. Un esempio? Tra
il 1994 e il 1995 furono in Kenya con le tribù
Samburu, Pokot e Turkana. Il corpo nero di alcuni indigeni
divenne la geografia davanti all'obiettivo. Misero sulla
pelle dei pizzi o vi proiettarono alcuni giochi di ombre. Il
risultato appariva stupefacente come ogni pezzo finora
realizzato. (
).
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"Dalla
Mini al Mini" 2a ed.
Fasoli m&m, ovvero, pezzi ordinati di un'Italia
imprevista. La sequenza identifica una visione spiazzante
tra Firenze e Venezia, simboli di perfezione architettonica
dentro un rigoroso perimetro urbano La bellezza di
Rinascimento e stili lagunari si mescola al più acido
dei percorsi cromatici. Il mondo si colora di un arcobaleno
impensabile, cambia la memoria acquisita ma non rimuove la
dignità artistica dei luoghi. Fasoli m&m amano le
esagerazioni della bellezza consolidata. E lo dimostrano con
una manipolazione che amplifica i lati nascosti del vero.
Prima fotografano i posti, poi reinventano il paesaggio che
non esiste. Danno un indirizzo architettonico ai corpi,
pensano ai collegamenti tra colori, mescolano le emozioni
nello spazio scenico. La loro Italia ha davvero qualcosa di
speciale.
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"Ipernatura"
(
)
Uno: Ora parlami delle relazioni tra tecnologia, natura e
arte visiva.
Due: Credo che le opere di Fasoli m&m, rispondano alla
domanda. I due Fasoli hanno un progetto esemplare: entrano
in una comunità per diversi mesi e realizzano le
fotografie che contribuiranno al ciclo di quadri digitali.
Coi nativi americani, ad esempio, sono nati i connubi tra
dettagli corporali e frammenti di natura statunitense.
Uno: Sai cosa pensavo? Che l'arte migliore, attraverso la
solida ricerca estetica, si interroga sulla natura per
aprire domande "particolari". Di contro, non credo che un
autore visivo possa agire sui valori civici con la stessa
forza di chi, per esempio, elimina il petrolio dalla pelle
dei pinguini.
Due: Sono d'accordo col doppio di me stesso. Considero poco
incisivi quegli artisti che fanno volontariato o
filantropismo sotto le spoglie del progetto creativo.
Lascerei all'arte i suoi territori profondi: che passano per
le regole iconografiche, per ll'etica dietro la forma, per
il rispetto del bello (in senso allargato) e del brutto (in
senso altamente estetico), Alla vita vera, invece, darei gli
spazi del contributo sociale. (
)
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"dig.IT.alia"
(...) Fasoli m&m partono dalle esperienze umane per
costruire i propri cicli digitali. Vivono i luoghi e le
persone in prima linea, scattano fotografie come resoconto e
poi passano alla manipolazione elettronica. Il loro è
un viaggio tra bellezza, antropologia e interpretazione
intima della vita. L'uomo e la città vengono
descritti con innesti che solo il computer permette.
(...)

"dig.IT.alia"
(...) Fasoli m&m start working from humana
experiences to build theirown digital cycles. They
personally live places and people, taking photographs as
arecord and them manipulate them electronically. Their works
are a study of anthropology, beauty and personal
interpretation of live. Man and city are described as a
graft which is possible only by the use of the computer.
(...)

"dig.IT.alia"
(...) Fasoli m&m beginnen mit den persoenlichen
Erfahrungen um eigene Digital-Zyklen zu erreichen.Im
Vordergrund stehen Landschaften Fotos auf und bringen diese
als Bericht zur elektronischen Ausrbeitung ihre Darstellung
sind eine persoenliche Einstellung des lebens, cine Mischung
von Schoenheit und Antropologie. Der Mensch und die Stadt
werden hier mit einer Ausfuehrung, die nur ein Computer
erlaubt, beschrieben(...)

"Obiettivo
puntato sulle metropoli"
(...) Giancarlo e Paola, marito e moglie, quando non
sono in giro per il mondo vivono a Trento. Indagano le
relazioni tra persone e paesaggio contemporaneo. Usano
tecnologie evolute dove convivono contrasti stridenti ma
anche chiare percezioni del caos, delle contaminazioni tra
industria e natura, tra eccesso e silenzi, fra tradizioni e
innovazione. Di regola costruiscono cicli in diversi pezzi,
quasi a comporre una trama di piccole storie: Prima
fotografano o filmano i luoghi e le persone, chiedendo ai
soggetti di posare secondo certi dettami registici, poi
montano l'immagine tramite software digitali e stampano su
formati medi o grandi. Con risultati intuitivi e profondi.
(...)
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