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Aldo
Nardi
"Alle Viote la Natura sarà una Linea
Rossa",
"L'Adige", quotidiano, 8/6/1988.
"La Canapa con Arte",
"l'Adige", quotidiano, gennaio 1899.
"Adesso Fasoli è approdato al non
libro",
"L'Adige", quotidiano, aprile 1990.
"L'Antropologia delle immagini di Fasoli
m&m,
"R&S", rivista, giugno 2001.

"Alle
Viote la natura sarà una Linea Rossa"
La natura è li, si tratta solo di accorgersene.
Osservarla attentamente può diventare un "esercizio
artistico", una possibilità per scandagliare, con un
criterio estetico, nuovo ed antico ad un tempo, la grande
anima del mondo che si rivela attraverso la vita. E' quindi
sufficiente una finestra ideale, dalla quale affacciarsi per
iniziare l'osservazione. La proposta è stata fatta da
Giancarlo Fasoli che ha cercato, e trovato, il suo "punto di
vista" la località Viotte del Monte Bondone, ed ha
individuato la "cornice" attraverso la quale diventa
possibile evidenziare il paesaggio, consentendo
all'osservatore di entrare , con lo sguardo, in uno spazio
prescelto, per soffermarsi e ammirare i particolari della
natura e disporsi in equilibrio con essa.
Per l'artista si tratta di un vero e proprio "progetto": un
progetto di intervento "artistico-ambientale". Lo scopo?
Quello di realizzare un avvicinamento dell'uomo alla
natura.
Novello "allievo" di Spinoza, che tenta di ricondurre
all'esistenza dell'uomo ad una sorta di ordine necessario,
Fasoli ritiene che tutto questo sia utile al fine del
superamento dell'egoismo umano che impedisce di scrutare
"quei particolari che la natura possiede e che ci consente
di ammirare, purché si abbia la capacità di
soffermarsi ad osservare e leggere i suoi messaggi".
Ecco il PERCORSO ROSSO di Fasoli con tanto di programma
dettagliato (luogo dell'evento, descrizione del medesimo,
caratteristiche tecniche e tempi). Le prime due "situazioni"
riguardano, ad esempio, il prato a sud-est del crocevia in
località Palù del Bondone, la terza
"situazione si riferisce al prato ad est della montagna
denominata Rostoni.
Pochi gli elementi sovrastrutturali: una piattaforma sulla
quale sono impresse la impronte dei piedi, e a pochi metri
dalla strada, una cornice con supporti d'acciaio, che
delimita una parte del paesaggio "come se fosse un
ingranditore che evidenzia i particolari e stimola a cercare
quello che normalmente non si è abituati ad
osservare. Una linea retta spezzata in acciaio di colore
rosso la quale, uscendo all'esterno della cornice, "descrive
nello spazio un segno che riporta alle civiltà
antiche.
Questi i caratteri generali di un "evento" che ha inizio
oggi alle ore undici e si concluderà il quindici
agosto.
Dal punto di vista strettamente artistico la
proposta-progetto di Fasoli ci consente una lettura
interessante del contesto ambientale, ma anche una
rivisitazione dell'elemento umano che lo modifica
riproponendolo continuamente attraverso linee e contorni
sempre mutevoli.
Fasoli ha proposto una sorta di catalogazione simbolica del
paesaggio attraverso un recupero di quegli elementi
essenziali che sovente reputiamo già acquisiti.
La linea é rossa e spezzata; segue un percorso
ideale, lo fa proprio, ne delimita i confini e lo propone
all'archivio della memoria. Noi accogliamo il messaggio
secondo una interpretazione soggettiva e lo archiviamo fino
alla prossima trasformazione. Fino al prossimo Percorso
Rosso.
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"La
Canapa con Arte"
Di Giancarlo Fasoli avevamo già parlato l'estate
scorsa quando questo artista in un singolare
"imbrigliamento" paesaggistico delle Viote sul Monte
Bondone. Qualche polemica; qualche osservatore scandalizzato
dal Percorso Rosso, non da tutti recepito fino i fondo.
Fedele alla sua linea sperimentale, l'artista ci riprova in
altro luogo, Torino, e con altri materiali(corde di canapa,
velluto, acciaio, resine, rame); ma col medesimo obbiettivo:
quello di suggerire nuovi percorsi interpretativi e di
lettura: dell'opera d'arte, nel caso specifico di Torino;
della natura, in occasione della intrapresa del Bondone.
"Sistema Ordinato con Elementi di Disturbo" è il
titolo di questa installazione di 22 metri di estensione che
è stata ospitata nel capannone industriale della
"Gondrand", un'impresa del capoluogo piemontese.
L'esposizione è stata realizzata nell'ambito della
mostra "Perché l'arte è Astratta", curata da
Edoardo Di Mauro e Maria Grazia Torri.
E' significativa - anche nella riproposizione di una sorta
di modello Nietzscheano del mondo come mancanza di ordine -,
nell'opera di Fasoli, proprio la ricerca di un "ordine
asistemico" che viene continuamente minato da imprevedibili
modificazioni di percorso. Un concetto che troviamo
pienamente presente nel contesto evolutivo, sia sociale che
ecconomico; dove i meccanismi di produzione e di
riproduzione delle tipologie sistemiche non risultano
programmabili fino in fondo, in quanto è presente, al
loro interno, un elevato margine di incertezza e quindi, di
potenziale disordine.
Il percorso di Fasoli è disegnato da corde di canapa
(elemento determinante proprio sotto l'aspetto della
"materia", in quanto rappresentata, in un cotesto
semi-rigido, l'unità naturale portante) attraverso le
quali un tracciato ideale accompagna e suggerisce "posizioni
di sosta", per una lettura continuamente diversa dell'opera.
La quale, per sua disposizione, proporrebbe, nell'insieme,
un ordine prestabilito e che, tuttavia, viene costantemente
modificato nella sua sequenza logica.
Questa continua interruzione nello sviluppo regolare della
lettura del "sistema" è in apparente contrasto con i
numeri neri presenti sul pavimento a loro volta in relazione
con la quantità di tacche colorate - in rame e
plexiglas - inserite nelle opere contenute nei riquadri.
All'interno di ogni riquadro una cornice di acciaio e
velluto nero corre parallela al perimetro del riquadro
stesso. Mentre i primi due riquadri contengono una forma
completa (strutturata su più elementi), quelli
successivi contengono forme destinate a perdere gradualmente
gli elementi che le compongono. Le due composizioni centrali
risultano pertanto prive di elementi e determinate dal punto
di vista formale, da un essenziale segno nero.
Nel suo movimento speculativo, Fasoli ripropone, in maniera
molto personalizzata, alcune tematiche post moderne che,
soprattutto negli Stati Uniti, hanno tracciato un percorso
importante nel quale si sono innestati i motivi più
disparati dalla critica al consumismo, alla anomia sociale;
dall'industrialismo alla rivisitazione storica.
Anche in questo "gioco degli equilibri" da contrapporre a
"disordine", Fasoli si innesta in una tradizione di
confronto tra epoche storiche diverse: quella attuale, in
rapida trasformazione e delineata con valori declinanti, e
quella emergente, post industriale, descritta ancora da
esigenze di razionalità ed espressioni irrazionali.
In tale contesto, il messaggio appare e scompare creando
elementi di disturbo che devono essere modificati alla
ricerca di un nuovo equilibrio.
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"Adesso
Fasoli è approdato al non libro"La realtà
moderna è caratterizzata da multiformi connotazioni
oggettuali i cui caratteri, tuttavia, sono fortemente
acquisiti nella stessa "natura sociale" al punto tale che
proprio la realtà finisce per diventare "elemento
rigido", sfuggente all a percezione individuale, senza la
quale la creatività è disarmata. Sempre
più spesso, negli ultimi tre anni l'artista ha
cercato di lavorare -talvolta con risultati eccellenti- su
quella che potremmo definire un'immagine empirica, spesso
esasperante quella reale. Insomma, un lavoro che è
nella realtà materiale (e di consumo) eppure cerca di
trascenderla mentalmente impostando le basi per una ricerca
di tipo concettuale.
Se i Johns, i Rauschenberg, gli Oldenburg hanno riscritto il
mondo come entità estrema che si giustifica
attraverso l'atto di consumare -immagini comprese- oggi
l'azione dei media rimette in discussione il significato
delle espressioni che sono passate alla storia come "arte
moderna".
Si ricorderà come Oldenburg, nelle sue famose
dichiarazioni del 1961 affermava di essere, tra l'altro,
"per l'arte degli orsacchiotti decapitati, degli ombrelli
esplosi, delle sedie con le gambe rotte, degli alberi di
Natale in fiamme..." ma anche per le arti che emettono
barlumi e illuminano la notte. In questo senso l'artista
svedese naturalizzato americano, coglieva lo spirito del
nuovo: uno spirito al quale l'arte di oggi cerca di
aggrapparsi nell'impegno che la contraddistingue. E, per
riuscire ad illuminare la notte è necessario non solo
individuare le situazioni chiave, ma anche pre-determinare
dei "percorsi" che servano a questo punto, non tanto
all'artista, quanto all'uomo della strada per ritrovare se
stesso, le ragioni sociali del proprio essere e il gusto
operativo.
Un percorso che è diventato estremamente familiare a
Fasoli, un artista che ha saputo combinare il rapporto
"uomo-natura" (e in ciò non sarebbero casuali certi
riferimenti all'arte povera e all'arte programmata), con la
filosofia dei "Sistemi Ordinati" e delle sequenze attraverso
cui l'individuo viene direttamente coinvolto, viene esortato
a fare delle scelte ed a individuare in modo autonomo, dei
percorsi e delle sequenze che, sotto certi aspetti,
ricalcano dei modelli di vita alternativi della vita
quotidiana. La vita appunto. Con le sue definizioni
massificanti; i suoi limiti oggettivi; i suoi messaggi
eterodiretti; i suoi percorsi opportunamente semplificati
per imbrigliare l'individuo in una progettualità
più complessa il cui disegno all'uomo sfugge. La
ricerca di una nuova identità di concerto con la
liberazione di sé si esprime in Fasoli con linguaggio
simulato che include, come componente essenziale, la natura
o, più specificatamente, l'ambiente circostante.
E' il contesto che fornisce informazioni, ma anche ne
riceve, attraverso un processo di interscambio costante che
influenza continuamente anche i sottosistemi relativi. E'
proprio attraverso questo interscambio informazionale che i
singoli messaggi si traducono in "nuovi" messaggi" fino a
determinare una progressiva storicizzazione del contenuto e
dell'informazione.
Informazione è anche la "trovata" più recente
di Fasoli il quale, con il critico Pierre Restany, presenta
oggi alla galleria Diecidue di Milano, quello che è
stato definito un non-libro, quindici pagine con veline
quasi bianche, se si escludono -ma non si possono escludere-
i richiami ad altrettante occasioni di performances (da
"Isola dell'Uomo" del 1987, alle "Tavole" del marzo di
quest'anno) con possibilità per il "non-lettore" di
riempire il volume a mò di catalogo fotografico con
immagini adeguatamente consequenziali.
Aperto il libro, Restany legge le sue "non-critiche",
cioè non parla per circa un minuto lasciando spazio
quindi a Fasoli il quale, a sua volta, prende in mano i
libro, ne legge i titoli ivi contenuti per poi rientrare
nelle pause previste dal copione. La performance
artistico-critica dura complessivamente sette minuti. Poco?
Tanto? Giusto, semmai: uno spazio temporale fatto di "non
critiche" destinato a richiamare l'attenzione sui lavori
già realizzati da Fasoli in giro per l'Europa. Un
avvenimento significativo non solo per l'artista trentino,
ma anche per la città di Milano che ha altresì
l'occasione di vedere all'opera il grande critico francese,
ormai diventato un personaggio a tutto tondo che è
tra l'altro impegnato ad organizzare la mostra su Cezanne a
Singapore per conto del governo Francese. Insomma le
condizioni ideali per fare il punto sullo stato dell'arte
dell'opera di Fasoli, sui suoi canoni estetico-evolutivi,
sui nuovi percorsi e sulle sequenze che affidano
all'incedere del tempo le relative emozioni e gli elementi
informativi di corredo: gli uni e le altre destinati a dare
l'illusione della realtà. fondamenti della produzione
artistica di Giancarlo Fasoli s'articolano su due piani: la
dimestichezza con i dati di fatto del la storia dell'arte,
sopravvive ai contenuti iconografici.
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"L'antropologia
delle immagini di Fasoli m&m"
La nostra epoca, sempre più caratterizzata dal
virtuale, assiste alla nascita di un nuovo contraddittorio
pro getto nel quale la "rete" gioca un ruolo chiave che si
traduce nel coordinare ciò che tende a sperperarsi
nella modernità, a salvare ciò che è
portato ad essere disperso, fino ad arrivare, come ha
ricordato il massmediologo A. Abruzzese, a "rilanciare
ciò che si è fatto incerto". E' in questa
direzione che l'uso del computer si giustifica, per alcuni,
solo nellamisuraincuivieneutilizzatocomeri composizione del
sapere, assai meno se viene impiegato per destrutturare i
saperi, e diventa addirittura esenziale se "moltiplica il
corpo al di là dei saperi".
Facendo propria tale impostazione, i Fasoli m & m
(Giancarlo e Paola) si direbbe che abbiano trovato un giusto
equilibrio, dove l'utilizzo dell'elaboratore costituisce
l'inevitabile passaggio dall'intuizione creativa alla
classificazione delle esperienze di vita. Così, se le
installazioni rappresentano il punto di riferimento forte di
questi due artisti a trecentosessanta gradi, l'elaborazione
iconica dei materiali recuperati nei loro viaggi intorno al
mondo (Europa, Africa, India e America, soprattutto), con
l'ausilio delle nuove tecnologie, definisce una sorta di
percorso naturale, pressoché auspicabile, si potrebbe
dire, di quello stesso processo.
Ciò che invece richiede costantemente di essere
modificato è l'ambiente. E' nell'ambiente e
sull'ambiente che i Fasoli intervengono, cogliendo segmenti
d'intimità, contaminandoli perfino, con
un'intelligente narrazione di sé attraverso- gli
altri.
Attraverso i diversi piani delle cul-ture che il mondo ci
mette a disposizione e che i due artisti ricompongono e
reinterpretano, mediante una sicura antropologia
dell'immagine: di un'immagine - o una sequenza di immagini-
in cui si legano il segno e il simbolo, realtà e il
sogno, l'essere e il dover essere.
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