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Giovanna
Nicoletti
"L'Immagine
del Ritorno",
CD catalogue, München, 1998
"I
Fasoli alla finestra
digitale",
L'Adige, quotidiano, Trento, 2001
"Fasoli,
Memoria dell'acqua",
L'Adige, quotidiano, Trento, 2002

L'Immagine
del Ritorno
Da sempre Giancarlo Fasoli lavora utilizzando il concetto di
spazio. Inizialmente si trattava di uno spazio fisico
specifico della materia poi la ricerca si è
concentrata sulla definizione di un luogo, dando origine
agli "Spazi Interattivi". Luoghi privilegiati nei quali la
dimensione umana intesse relazioni con l'ambiente (ogni
volta diverso a seconda dello spazio espositivo) costruendo
spazi di informazione che coinvolgono tre dimensioni:
spazio, natura, uomo. Tali concetti sono, di volta in volta,
contestualizzati nella dimensione spazio-temporale rispetto
al rapporto tra vita e morte.
Dal 1983 la moglie Paola collabora con Giancarlo nelle
ricerche e nelle rappresentazioni degli Spazi Interattivi.
Gli autori affinano la dimensione del viaggiare, del capire,
dell'avvicinare popolazioni e culture diverse, del
sorprendersi capaci di entrare in relazione con i luoghi e
con i loro protagonisti, attivando una comunicazione segnica
e verbale interattiva.
Nel 1995 nasce il primo progetto. Gli autori trascorrono
qualche mese nella Rift Valley, una grande spaccatura di due
falde tettoniche che attraversa l'Africa centro-orientale.
Il continuo movimento della crosta terrestre ha provocato la
formazione di pareti verticali di centinaia di metri di
profondità: questa zona è considerata in
qualche modo "culla dell'umanità" per il ritrovamento
di uno scheletro di un australopiteco.
Giancarlo e Paola Fasoli affrontano il confronto con questo
luogo privilegiato, incontaminato dove la conoscenza
è una formula strettamente legata alla sopravvivenza
e all'insieme di regole che rispettano l'ambiente e che ne
limitano il cambiamento. Lo scopo è quello di
intessere uno scambio culturale di nozioni, azzerando il
limite dei valori spazio-temporali, per poi trasmetterli al
pubblico. Da qui la necessità di intervenire con il
mezzo fotografico per documentare la notizia e per
manipolarla attraverso la volontà dell'operatore. Gli
abitanti della Rift Valley raccontano la storia della loro
esistenza attraverso la partecipazione attiva, la presenza e
lo scambio di sguardi e di tradizioni provocate dalle
sollecitazioni interne ed esterne all'ambiente.
Il soggetto, interpretato in passato dalla natura, è
diventato ora l'uomo, in particolare quell'uomo capace di
trasformare il proprio comportamento attraverso l'effetto
modificante delle informazioni. L'uomo, attraverso la pelle
e i segni incisi delle ferite, scandisce la sua storia. Essa
diventa parte dell'universo: è riflesso della forma
naturale della corteccia dell'albero.
Giancarlo e Paola hanno modificato l'aspetto naturale
inserendo pizzi e trasparenze che risaltano come effetti del
tempo e anticipano il pensiero sull'esperienza creativa
dell'uomo. Il corpo diventa il protagonista dell'incontro,
dell'osservazione, della conoscenza, della
possibilità a ritornare ad essere natura.
In seguito l'esperienza si ripete a Venezia, questa volta i
corpi fotografati sono bianchi, asettici e su questi alcuni
insetti, fatti fare dalle vetrerie di Murano, si appoggiano
sulla pelle. La natura, pur nella sua artificialità,
prevale sul corpo divenuto fondale.
Nel 1996, a Myanmar, Paola e Giancarlo vivono la cultura
birmana. Il chicco di riso bollito, simbolo di vita, si posa
sui corpi lacerati dalle ferite, attraversati da turgidi
ombelichi. Le ferite sono i segni dei parti. Nuovamente si
osserva come, in una cultura differente da quella
occidentale, il corpo diventa segno della storia. È
nel corpo che la vita ha un centro, reso evidente dalla
fotografia che, questa volta, compone dei trittici.
Per la prima volta la foto è digitale. Con il
computer l'immagine è scontornata o variata nel
colore. Il paesaggio, duplicato in maniera speculare,
è interrotto dalla presenza esterna del corpo. Il
corpo è segno e senso della storia mentre il
paesaggio racchiude la dimensione pittorica, a volte
raggelata come accadeva per i paesaggi rinascimentali.
Nel 1997 i soggetti diventano i deserti dell'Arizona. Ampi
spazi dai suggestivi cromatismi sono interrotti dalla
presenza fisica degli indiani. La fotografia digitalizzata
permette una elaborazione dell'immagine ricostruita per
evidenziare la forza del simbolo. La natura è
accattivante, magnifica. Si contrappone alla
stabilità del corpo attraversato da crini di cavallo
o dall'ombra riflessa della piuma, forme di una cultura in
estinzione che si radica profondamente nel territorio. I
crini sembrano tratteggiare le ferite delle rocce scolpite
dai venti e dalla sabbia. Immagini quasi evanescenti
diventano parte della natura, della pesantezza della roccia
e della fragilità della sabbia bianca.
Nei lavori recenti il corpo posto in rapporto al tema urbano
è il soggetto delle immagini, oggetto e soggetto del
divenire. Accostato a forme simboliche diventa una icona
interattiva. Il corpo diventa il soggetto della performance.
Il fisico sottolinea, grazie al movimento, differenti
possibilità di azione - attraverso l'osservazione e
la conoscenza - e di percezione, sviluppando le
capacità dei cinque sensi.
Uomini e donne si muovono in spazi chiusi e misteriosi di
stanze dalle quali siamo esclusi. Le sequenze carpite
rappresentano elementi decorativi che interrompono le
facciate catturate nelle metropoli. La ricchezza e
l'apparente mobilità dei murales o della
pubblicità si confondono con la staticità
delle persone "spiate" in atteggiamenti privati. Si apre uno
sguardo interno capace di sdoppiare la profondità
prospettica dell'immaginario fino a sedurre il fruitore,
fingendo la rappresentazione di brani di una sottile
performance. Colori-simbolo e gesti meccanici accompagnano
lo svelarsi della rivelazione magica del nascosto, di uno
spazio mutabile e mutato.
La performance rappresenta, nel viaggio, il momento del
ritorno, della elaborazione meditata e rivissuta, spesso,
attraverso i corpi degli stessi autori.
L'obiettivo è quello di "visualizzare il significato
originario delle linee-codici della comunicazione",
strutturando una serie di informazioni che si raccolgono nel
rapporto "Uomo-Contesto". L'immagine/azione è intesa
come una possibilità di ricollocare nella corretta
dimensione i rapporti linguistici elaborati da media
dissimili che riscoprono al centro l'uomo, dopo averlo
spogliato delle sovrastrutture che ne falsano il
comportamento e il linguaggio.
Quella di Paola e di Giancarlo Fasoli è una ricerca
sulla natura intesa come rapporto tra l'uomo e il suo
ambiente, attenta alle variazione e alla riscoperta delle
cose essenziali. Il loro linguaggio è quello della
fotografia, capace di fissare le azioni e di sospenderle nel
tempo. Spazi Interattivi sono risposte fatte di azioni,
rappresentate da lungi viaggi e da lunghi ritorni. È
nel ritorno che le informazioni sono elaborate, condivise e
sospese in una dimensione contemplativa che riporta al
centro la dimensione umana, per prepararsi a ripartire.
Riflessione e cultura, comunicazione e nozione chiedono
all'opera di rivelare il proprio carattere processuale e
interattivo sia nella fase progettuale che in quella
espositiva perché il livello di scambio scorre come
linfa vitale attraverso l'incontro delle più diverse
presenze.
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"I
Fasoli alla finestra digitale"
La coppia espone in Germania, con un nuovo filone di
indagine
Fasoli m&m aprono lo spazio della loro creativa
osservazione con le fotografie digitali dedicate al ciclo
"people".
Da molti anni attenti alle ricerche sull'interpretazione
dello spazio come riassunto delle potenzialità
comportamentali e dopo aver esplorato continenti e
popolazioni dal ricco passato di antiche tradizioni
antropologiche, Paola e Giancarlo Fasoli si, interessano ora
dei temi delle città. Resta, nel bagaglio culturale,
l'esotico visto in tanti viaggi. Ma il presente è
fatto di paesaggi urbani, vetrine, finestre, finestrini,
diventano cornici per la loro lettura del sociale. Le
in-quadrature fisse, fin troppo allarmanti per la loro
artificialità, permettono di osservare- come non
visti, il passaggio dei personaggi. A volte in posa, a volte
ignari, i sog-getti abitano un mondo attraversato dagli
sguardi di fruitori distanti e curiosi.
FASOLI m&m. Peopie - Mannheim, Galleria Angeo Falzone,
dal 1 dicembre 2001, al 26 gennaio 2002
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"Fasoli,
memoria dell'acqua"
A Pinzolo l'installazione multimediale del duo.
Giancarlo e Paola Fasoli (in arte fasoli m & m) lavorano
da alcuni anni sperimentando le energie espresse dagli spazi
che attraversano il loro cammino. Nascono Spazi
Interattivi.Sono luoghi privilegiati nei quali la presenza
umana intesse rela-zioni con l'ambiente costruendo spazi
d'informazione che privilegiano tre forme: spazio, natura,
uomo. Questi concetti sono contestualizzati nella dimensione
spazio temporale binomio di vita-morte.
Il loro percorso di ricerca li ha spinti, negli interventi
più recenti, ad utilizzare, accanto alla fotografia,
lo strumento del video come mezzo più congeniale
all'esplorazione e alla trasmissione dei dati percepiti. In
maniera sempre più evidente il soggetto, interpretato
in passato dalla natura stessa, è diventato ora
l'uomo.
E' un uomo consapevole di trasformare il proprio
comportamento attraverso l'effetto modificante delle
informazioni, del rapporto alienante - se pur interattivo
come mostrano gli sguardi e gli atteggiamenti dei loro
modelli con le strutture e le dinamiche della società
di massa.
Giancarlo e Paola - Fasoli mescolano immagini fotografiche
ad azioni, performance, per rappresentare la loro
volontà di esistere/resistere negli spazi più
distanti e differenti. La loro attenzione si focalizza nei
"luoghi" resi attivi da una comunicazione segnica e verbale
che pone al centro l'uomo come oggetto e soggetto del
divenire.
Il lavoro della coppia ha come obiettivo quello di
"visualizzare il significato originario delle Linee codici
della comunicazione". L'immagine/azione è intesa come
una possibilità di ricollocare, nella corretta
di-mensione, i rapporti linguistici elaborati da media
dissimili che riscoprono al centro I'uomo, dopo averlo
spogliato delle sovrastrutture che ne falsano il
comportamento e il linguaggio.
All'interno di questo conte sto si colloca la video
installazione predisposta per l'ex cinema di Pinzolo. Nella
sala dismessa del cinema dall'11 di agosto sarà,
infatti, possibile interagire con il lavoro interamente
dedicato all'acqua intitolato " Water, concerto d'acqua per
gocce e cascate". Nello spazio buio il visitatore ha la
possibilità di percorrere un viaggio dentro al tempo
e alla percezione di un elemento della natura e primario. Un
ritorno all'origine più profonda e intensa è
quello evidenziato dal suono dell'acqua che scorre e che
trascina. Trascina gli oggetti, le parole, i pensieri che
comunque si muovono, sopravvivendo al'interno di una
dimensione vasta e allargata, profonda. Il nostro osservare
e percepire è accompagnato da una presenza umana che
sappiamo riconoscere nel suo rivelarsi e che, come spesso
accade nei lavori di Giancarlo e Paola Fasoli è una
presenza attenta, protagonista e consapevole che allunga lo
sguardo oltre. Oltre l'opera, oltre l'esperienza, oltre la
durata della vita stessa.
I termini di riflessione e cultura, di comunicazione e
nozione, chiedono all'opera di rivelare il proprio carattere
processuale e interattivo che i Fasoli individuano sia nella
fase progettuale che in quella espositiva affinché il
livello di scambio, di relazioni possa scorrere come linfa
vitale attraverso l'incontro delle più diverse
presenze.
FASOLI m&m "Water", Pinzolo, Ex Cinema Dolomiti11 agosto
2002
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