|
|
|
|
|
|
|
Marion
Piffer Fasoli
m&m hanno realizzato le tre più recenti
Interazioni sul lago Turkana in Kenya, nella città di
Venezia e nella stato del Myanmar. In queste realtà
metropolitane e rurali i due artisti hanno trascorso lunghi
periodi vivendo "il diverso" e condividendo la
quotidianità dei Samburu, dei Pokot e dei Turkana in
Africa, dei Karen e degli Shan nel Myanmar, nonché la
vita lagunare dei veneziani. Paola e Giancarlo analizzano - con la stessa curiosità e acutezza - ciò che incontrano in luoghi/mondi a loro più o meno sconosciuti, e registrano con attenzione: esseri umani, paesaggi, abbigliamento, cibo od oggetti d'uso comune. Dall'osservazione nasce così l'immagine concettuale per un'icona fotografica che vorrebbe definire e concentrare un'idea di "luogo", inteso come campo (l'interazione culturale. Fasoli m&m si rifanno al concetto di "luogo" teorizzato da Marc Augè, ovvero "uno spazio identitario, relazionale e storico". Quindi un luogo antropologico che si differenzia dal mondo dei "non-luoghi" dell'era elettronica. Uno spazio che "occupa il posto circoscritto e specifico dei repertoriati, classificati e promossi luoghi del/a memoria" (da "Non luoghi: Introduzione a una antropologia della surmodernità", Milano 1993). Per questi
luoghi Fasoli m&m tentano di creare icone della memoria
attraverso la trasposizione fotografica di frammenti di
corpi, segnati con oggetti fortemente simbolici che ne
connotano la quotidianità. Agli occhi dell'artista l'interazione è già una sorta di rito d'iniziazione. Le categorie del maschile/femminile, giovane/vecchio, brutto/bello non hanno alcun peso nella scelta dei modelli, e sono essenzialmente lasciate alla casualità degli incontri e ad ovvie categorie costitutive come la natura e la cultura. A differenza di ciò che potrebbe risultare da una superficiale lettura di quanto fin qui suggerito quello che ci propongono i due artisti non è un discorso etnologico, quanto un discorso strumentale alla scoperta - nella percezione della differenza del simile - della propria appartenenza/uguaglianza. Il viaggio
non soddisfa altro scopo che quello di prendere distanza
dalla propria stessa appartenenza (il retaggio delle loro
origini è immancabilmente parte del bagaglio di
viaggio). Per Fasoli m&m questa lettura viene spezzata con l'inserimento di strani oggetti o artefatti, che loro pongono sopra/attorno al corpo fotografato e che inglobano in un effetto di disillusione della realtà. Nel corso del 1995 la coppia ha lavorato a Venezia (Spazio Interattivo n. 65). In questo caso, come "oggetti simbolici" ha fatto produrre in vetro di Murano alcuni insetti di precipue specie che vivono nella laguna. Questi insetti sono stati appoggiati e fotografati sulle pelli chiare (dei ventri o delle schiene di Maria, Francesca, Paolo, Rosa e Giovanni. Nei mesi di febbraio/marzo 1996, nello stato del Myanmar, Paola e Giancarlo hanno realizzato l'Interazione n. 66. Una famiglia della tribù Shan, in un villaggio Palaung nel Nord del paese, ha offerto ospitalità ai nostri e li ha invitati nella propria casa. Seduti sul pavimento in teak e stato servito loro un piatto di riso e illustrato il significato simbolico di un chicco di riso bollito, al punto che, quest'ultimo e diventato esso stesso l'oggetto- simbolo nelle interazioni fotografiche. Le icone, che Fasoli m&m elaborano dal materiale fotografico grezzo dei loro viaggi, hanno trovato in questo caso una nuova collocazione formale. I corpi non solo devono essere tali di per se ma, integrati con una paesaggistica, vengono praticamente inseriti in una cornice. Questi lavori coesistono essenzialmente nella scansione ottica di due motivi su una superficie figurativa: il dettaglio di un corpo nell'asse centrale viene affiancato a destra e a sinistra da due foto di paesaggio consequenziali. Il paesaggio del corpo costituisce l'asse sulla quale si specchia il paesaggio della natura. Il frammento di corpo al centro del trittico interessa di preferenza, e non casualmente, la zona del pube e quella dell'ombelico, zone che siamo abituati a collegare all'emozionalità, su cui troviamo posizionati i chicchi di riso. Fasoli m&m realizzano questi lavori attraverso una digitalizzazione del materiale documentario raccolto durante i loro viaggi. La correzione e l'elaborazione digitale restituiscono ai paesaggi del corpo e a quelli della natura la loro dimensione utopica: l'eventuale "pulitura" del corpo (cancellazione di un neo ecc.) e il rispecchiarsi del panorama, artificialmente costruito, servono ad evitare che lo sguardo sia distratto da dettagli di secondaria importanza. Questo momento dell'idealizzazione e della de-gerarchizzazione riporta il paesaggio a quello che è un labirinto di segni. Un labirinto che un qualsiasi cartografo professionista sa documentare solo con la tecnica della riduzione, mentre la visualizzazione artistica di Paola e Giancarlo Fasoli tenta di rappresentare i molteplici livelli di un'icona. "Un'Icona" nel senso letterale del termine, come immagine della memoria o del ricordo che occupa il posto dell'originale non più disponibile. La digitalizzazione della fotografia accresce, inoltre, l'effetto di congelamento di un particolare sguardo in un particolare momento, in un particolare luogo o su una particolare persona. Non resta altro che un riflesso delle impressioni di viaggio e, in fin dei conti, una cauta, diremmo quasi devota, materializzazione di una memoria culturale.
Ihre drei
jüngsten Interaktionen realisierten Fasoli m. & m.
im Gebiet des Turkana Sees in Kenya, in der Lagunenstadt
Venedig und im Staat Myanmar (ehem. Burma). Mit derselben Neugierde und Wachsamkeit studieren Fasoli m&m die mehr oder weniger fremde Welt, der sie begegnen, und registrieren aufmerksam Menschen, Landschaften, Kleidung, Nahrung oder Gebrauchsgegenstände. Aus der Beobachtung heraus entsteht schließlich das bildnerische Konzept für eine fotografische Ikone, die versucht, den Ort im Sinne eines kulturellen Interaktionsfeldes zwischen dem Menschen und seinem geophysischen Lebenskontext zu erfassen und zu verdichten. Den "Ort" verstehen Fasoli m.& m. dabei im Sinne Marc Augès, als einen Ort, der "durch Identität, Relation und Geschichte gekennzeichnet ist", also als einen anthropologischen Ort, der sich von der Welt der "Nicht-Orte" des elektronischen Zeitalters unterscheidet: "registriert, klassifiziert und zu 'Orten der Erinnerung' erhoben, nehmen die Orte darin einen speziellen, festumschriebenen Platz ein" (in: "Orte und Nicht-Orte. Vorüberlegungen zu einer Ethnologie der Einsamkeit", Frankfurt a.M. 1994). Fasoli m&m versuchen für diese erlebten Orte Erinnerungsikonen zu schaffen, indem sie Körperfragmente mit einem den Alltag derselben Körper begleitenden symbolbeladenen Objekt drappieren oder inszenieren und in ein (fotografisches) Bild bringen. In Afrika waren es Stoffbänder, in Venedig Insekten aus Muranoglas und in Burma gekochte Reiskörner. Die Körperfotos sind das Ergebnis einer langsamen sukzessiven Annäherung an die fremden Menschen und schließlich eines gewährenden fotografischen Dialoges zwischen dem eingeborenen Modell und den Künstlern. Paola übernimmt vor allem die Vorbereitung und Betreuung, wähvor allem die Vorbereitung und Betreuung, während Giancarlo den Fotoapparat bedient. Nur langsam entspannt sich der mißtrauische Körper unter dem Blick des Apparates, das Klicken mißt den Takt und betont den Rhythmus. In den Augen der Künstler hat die (Inter)aktion fast schon etwas von einem Initiationsritus. Die Kategorien von männlich-weiblich, jung-alt, häßlich-schön spielen in der Auswahl der Modelle keine Rolle, sind im Wesentlichen der Zufälli-gkeit der Begegnungen überlassen und so selbstverständliche Konstituenten wie die Kategorien Natur-Kultur. Es ist kein ethnologischer Diskurs, den die beiden Künstler führen, vielmehr ist es ein Diskurs, der in der Wahrnehmung der Differenz der Entdeckung des Gleichen, des Eigenen dient. Die Abreise bezweckt nichts anderes als die Distanznahme zum Eigenen. (Die eigene Herkunft reist immer im Gepäck mit.) Die Interaktion n.62 realisieren Giancarlo und Paola im Dezember 1994/Jänner 1995 in Kenya. Dort sind sie mit lokalen Kleinbussen ("matatu") unterwegs, ernähren sich von Mais und halbrohem Fleisch und schlafen wie die Eingeborenen auf dem Erdboden. Die Erfahrung mit den Stämmen der Samburus, Pokots und Turkanas evidenziert für die beiden Künstler die Bedeutung des Körpers als erstes und direktestes Filter zwischen uns und unserer Umwelt, wie Welt- und Zeiterfahrung letztendlich in/unter die Haut gehen. Für ihre fotografische Umsetzung benutzen die beiden Künstler entsprechend auch Aufnahmen von Körper(fragmente)n der Einge-borenen, die sie mit dekorativen Bändern oder auch nur deren Schattenspielen versehen. Die Künstler verlieren sich dabein an der Inszenierung der Körperdetails im Sinne Paul Valérys, der einmal sagte, daß das Innerste des Menschen gewissermaßen auf seine Haut geschrieben sei. Die Faszination entsprechender Bilder und deren Verführung, die Zeichen und Spuren dieser Haut wie eine Kulturlandschaft zu lesen, hat in der Kunst unseres Jahrhunderts Tradition. Bei Fasoli m.& m. bricht diese Lektüre an den kuriosen Gegenständen oder Artefakten, die sie auf/um die zu fotografierenden Körper legen und die in ihrem desillusionistischen Effekt die Wirklichkeit einholen. Im Laufe des Jahres 1995 arbeiteten Fasoli m.&m. dann in Venedig (Spazio Interattivo n. 65). Als "Symbolobjekte" lassen sie diesmal eigens Insekten (einer Species wie sie in der Lagune zu finden sind) aus Muranoglas anfertigen. Diese Insekten werden auf dem hellhäutigen Bauch oder Rücken von Maria, Francesca, Paolo, Rosa und Giovanni platziert und fotografiert. Im Februar/März 1996 realisiert das Küstlerpaar in Myanmar die Interaktion Nr. 66. Eine Shan-Familie aus dem nördlichen Palaung bietet den Beiden ihre Gastfreundschaft an und lädt sie in ihr Haus ein. Auf dem Teakfußboden sitzend wirde ihnen ein Reisgericht serviert und wirde ihnen die symbolische Bedeutung der gekochten Reiskörner nahegelegt, sodaß letztere sich wie von selbst zum Symbolobjekt dieser fotografischen Interaktion anbieten. Die
Ikonen, die Fasoli m&m aus dem fotografischen
Rohmaterial der Reise erarbeiteten, finden diesmal aber eine
neue formale Umsetzung. Die Körper sollen nicht mehr
nur für sich stehen, sondern durch die Integrierung von
Landschaftsauf-nahmen gewissermaßen einen Rahmen
erhalten: Die Arbeiten bestehen im Prinzip aus einer
triptychonartigen Anordnung zweier Motive auf einer
Bildebene: das Detail eines Körpers in der Mittelachse
wird rechts und links von zwei kongruenten
Landschaftsaufnahmen flankiert. Die Körperlandschaft
bildet die Achse, an der die Naturlanschaft gespiegelt wird.
Das Körperfrag- ment in der Mitte des Triptychons
betrifft mit Vorliebe und nicht zufällig die Bauch- und
Nabelzone, die wir gerne mit dem Emotionalen zu verbinden
pflegen. Darauf positioniert finden wir die gekochten
Reiskörner wieder. Die digitale Korrektur und Bearbeitung gibt den Natur- und Körperlandschaften ihre utopische Dimension zurück, die geringfügige "Polierung" (Entfernung eines Muttemales ecc.) der Körper und das gespiegelte künstlich konstruierte Panorama dienen dazu, den Blick nicht am unwesentlichen Detail abzulenken. Dieser Moment der Idealsierung und Enthierarchisierung kehrt die Landschaft in das zurück, was sie ist: ein Labyrinth von Zeichen. Ein Labyrinth, das derwissenschaftliche Kartograph nur durch Reduktion zu dokumentieren weiß, die künstlerische Visualisierung von Paola und Giancarlo Fasoli dagegen in eine mehrschichtige Ikone zu erfassen versucht. "Ikone" im wörtlichen Sinn, als Erinnerungs- oder Gedächtnisbild, das an die Stelle des nicht mehr vorhandenen Originals tritt. Die für die Fotografie typische Einfrierung eines bestimmten Blicks zu einer bestimmten Zeit auf einen bestimmten Ort oder Menschen wird durch die Digitalisierung aufgehoben. Übrig bleibt ein Reflex des Reiseeindrucks, und eigentlich eine sehr vorsichtige, fast andächtige Materialsierung einer kulturellen Erinnerung. Im April/Mai 1997 brechen Fasoli m&m zu ihrer Interaktion n. 68 auf, in die Region zwischen dem südlichen Utah und dem Norden Arizonas...
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|||