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Tiziano Santi
"L'Immagine Forte", Bassano del Grappa, 2000
"Das Kräftige Bild", Katalog, Bassano del Grappa, 2000




"L'Immagine Forte, Catalogo
(...). Per Fasoli m.&m. l'opera più che un oggetto è il risultato di un processo assai complesso, di una vera e propria attività di ricerca che li vede impegnati totalmente, fisicamente e culturalmente, proprio come degli antropologi, così come gli antropologi devono coinvolgere profondamente se stessi, spogliandosi della propria identità culturale per studiare ed integrarsi in un altro ambito culturale. All'inizio c'è un viaggio e un "lavoro sul campo", gli Stati Uniti, l'India per fare qualche esempio, un bricolage, una raccolta di materiali di ogni tipo, proveniente da contesti diversi, non escluso quello dell'arte. Successivamente da questa documentazione viene selezionata ed elaborata una serie di immagini ritenute particolarmente significative che vengono trattate e montate al computer in complessi figurativi inediti, inesistenti eppure attendibili, la cui esistenza è virtuale. il prodotto finale, la fotografia diventa un vero e proprio testo etnologico sui generis, certo un testo "artistico", ma per questo non meno valido di una ricerca antropologica canonica, se è vero che il paradigma dell'antropologia contemporanea non è più quello scientista, ma si avvicina ai modelli della scrittura letteraria.
D'altra parte questo sconfinamento reciproco fra arte e antropologia ha una storia nobile, anche se poco conosciuta. Come afferma James Clifford è il Surrealismo il "compagno segreto" dell'etnografia (quattro), mentre l'etnografia mette in questione l'identità occidentale e il suo umanesimo. Arte e antropologia sono infatti due elementi fondamentali nel gioco costitutivo della nostra cultura, rispettivamente nel renderlo estraneo il familiare e familiare l'estraneo.(...)


"Das Kräftige Bild"
(...). Für Fasoli m.&m. ist das Werk nicht nur Objekt, sondern die Folge von einem sehr komplizierten Prozess, von einer regelrechten Forschung, die sie körperlich wie geistig gaänzlich in Anspruch nimmt, wie Anthropologen, die, um einen neuen kulturellen Bereich zu erforschen und sich in ihm einzuleben, sich selbst und die eigene kulturelle Identitàt aufgeben müssen. Am Anfang dieses Prozesses steht eine Reise und eine "Arbeit vor Ort", z.B. in den Vereinigten Staaten oder in Indien, ein bricolage, eine Sammlung von heterogenen Materialien aus unterschiedlichen Kontexten, die Kunst ist nicht von vornherein ausgeschlossen.
Daraufhin wird aus dieser Dokumentation eine Reihe von als bedeutend erachteten Bildern ausgesucht und verarbeitet, die mit Hilfe von einem Computer zusammengestellt werden, wobei figurative Komplexe entstehen, die trotz aller Glaubwürdigkeit nicht existieren, deren Existenz virtuell ist. Das Endergebnis, die Photographie wird zum ethnologischen Text sui generis, einem zweifelsohne "künstlerischen" Text, aber deswegen nicht weniger wichtig als eine anthropologischen Forschung alten Stils, wenn es wahr sein sollte, dass das Paradigma der zeitgenössischen Anthropologie nicht mehr das wissenschaftliche ist, sondern dass es sich immer mehr literarischen Modellen nähert.
Das Verschwinden der Grenzen zwischen Kunst und Anthropologie steht in einer angesehenen, auch wenn wenig bekannten Tradition. Wie J. Clifford behauptet, sei der Surrealismus "der geheime Gefährte" der Ethnographie (4), die ihrerseits die abendländische Identitàt und deren Humanismus in Frage stelle. Kunst und Anthropologie seien tatsächbch zwei grundlegende Momente unserer Kultur, da sie jeweils das Fremde heimlich und das Heimliche fremd machten.(...)

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