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Maurizio Sciaccaluga
"Operazione le cisterne", Catalogo, Genova,1992.
"Spazio Interattivo n. 47/b2", "Juliet", rivista, Trieste, 1992.
"Chiamami Peroni sarò la tua -Arte-", Catalogo, Mantova, 2001
"Un Uomo standardizzato. Nato sull'isola di Rügen", Arte, rivista, Milano, agosto 2002






"Operazione le Cisterne"
Da tempo negli Spazi Interattivi di Fasoli entrano in gioco, rapportandosi e scambiandosi reciproche informazioni linguistiche e codici genetici, imposizioni strutturali e realtà naturali, eventi pianificati ed imprevedibili, cause efficienti ed effetti, ordine e caos (leggi anche caso). In definitiva il centro e il fuori della Natura, come anche di ogni ambiente umanizzato. L'artista ama sovente mettere in discussionela coerenza d'essere dei luoghi in cui opera, codificando con segni altri ed estranei i panorami altrimenti inviolabili, sicuri nella propria autocertificazione. Ovviamente questo minare alle fondamenta le realtà tangibili di costruzioni architettoniche e di paesaggi naturali che lo ospitano o lo sollecitano, truccandone i codici di riconoscimento e fondendone i cromosomi modificati, fa si che il Nostro riesca a creare sempre ex novo una differente "zona climatica", un particolare ambiente ove ipoteticamente potrebbero sposarsi e confondersi gli spazi aperti con la galera, i prati e le catacombe, l'acqua ed il cielo.

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"Spazio Interattivo No. 47b"
Lo Spazio Interattivo n. 47b costruito da Giancarlo Fasoli appare caratterizzato da una duplice valenza: se da una parte, recando dentro il fuori e trasferendo nelle stanze e nel seminterrato il bosco (il cui segno/simbolo principe é la foglia), Fasoli persegue il proprio ideale di de-costruzione del luogo (qui architettonico) in favore della successiva ri-costruzione dello stesso altrimenti ( in questo caso Naturalmente), dall'altra attribuisce alla sola Arte la capacità ed il diritto di sintetizzare e coniugare gli elementi di cui sopra. Le foglie che qui l'artista presenta sono fossilizzate, paleontologicamente rintracciate in positivo nel marmo ed in negativo nelle tracce rimastene, rese estremamente significanti all'istante della monumentalizzazione operata nel legno e nel metallo. Cosicché seppure hanno il potere di alleggerire gli spazi e di creare vuoti e morbidezze nell'architettura interna della galleria, le "sculture" allo stesso tempo dichiarano l'impossibilità di rendere museo la Natura, di arginarla architettonicamente, se non nella creatività dell'installazione artistica. I due granchi che danzano o stanziano nell'acquario di marmo, esposto in vetrina e sunto dell'esposizione, rappresentano appunto quell'interazione simbiotica frutto del rapporto tra Arte e Natura.

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"Chiamami Peroni sarò la tua "Arte"
(…). Chiama mi Peroni - sarò la tua... arte - elude deliberatamente ogni inutile discorso relativo a presunte priorità linguistiche, e punta a sottolineare le affinità stilistiche e le analogie concettuali, probabilmente occasionali, riscontrabili in due tecniche creative - la figurazione contemporanea e la pubblicità, appunto - in continua evoluzione, motivate spesso dagli stessi desideri di comunicazione. (…). Fasoli m&m rubano scene alla vita, le scannerizzano, le abbinano a personaggi e scenari digitali, creando un mondo immaginario. Un po' come lo yogurt Mùller nei suoi spot visionari. Nell'opera in mostra una provocante ragazza in lingerie si affaccia da un manifesto - ma allora è la pubblicità il grande fratello (quello di Orwell, non quello di Canale 5) - e controlla quanto accade a una fermata del metro di Parigi. (…).

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"Un Uomo standardizzato. Nato sull'isola di Rügen"
Come facevano Ulay e Marina Abramovic, mettono in scena performance provocatorie, in cui compaiono nudi. Al pari dei coniugi francesi Anne e Patrick Poirier, passano dal video all'installazione, al cibachrome, e non disdegnano a priori alcuna tecnica.
Come i tedeschi Bemdt & Hilla Becher, prediligono la fotografia, e sono riusciti a far conoscere in Europa le loro stampe. Giancarlo Fasoli e Paola Piantavigna, in arte Fasoli m&m (l'acronimo sta per marito e moglie), sono la versione made in Italy della coppia unita nel lavoro e nella vita, affiatata sia tra le mura domestiche sia tra quelle di musei e gallerie.
Veronesi, nati all'inizio degli anni quaranta, i Fasoli si sposano nel 1964. Lui dirigente d'azienda, lei insegnante, cominciano tardi a proporsi come artisti, dopo essersi dedicati alla carriera e alla famiglia.
L'esordio, con un ciclo di totem coloratissimi, di marmo o di bronzo, è datato1984. "Prima frequentavamo le mostre da spettatori", ricordano. "Appena avevamo un momento libero salivamo sul camper, stile figli e fiori, e partivamo, per vedere Vermeer o Richard Long, fiamminghi o l'arte povera". Il contemporaneo prende presto il sopravvento e l'interesse per la land art conquista a tal punto la coppia che i primi lavori importanti, nella seconda metà degli anni Ottanta, sono installazioni ambientali realizzate fra il Trentino e la Germania. "Lo scarto tra i nostri progetti e la land art era minimo, ma significativo", spiegano. "Noi assegnavamo allo spettatore un ruolo attivo, volevamo che modificasse l'opera con il suo intervento". In una casa disabitata sull'isola di Rügen, nel Mar Baltico, costruiscono una scac-chiera di gesso e carbone, su cui è possibile camminare. A fine mostra, dopo centinaia di spettatori e di passaggi, dei quadrati bianchi e neri non resta più traccia, e il pavimento è ormai d'un grigio uniforme.
L'esigenza di documentare le installazioni li indirizza verso la fotografia. Scatti e stampe diventano presto parte importante del'opera, poi iniziano ad avere una storia autonoma da quella degli interventi ambientali. Nei cibachrome il paesaggio diventa virtuale si sostituisce alla realtà, verità e fantasia si sovrappongono senza soluzione di continuità. "Su fondi realizzati al computer inserivamo architetture riprese a Bombay, Venezia e New York", dicono. "Alle modelle in carne ed ossa affiancavamo figure femminili tipo quelle dei videogiochi. Volevamo mostrare come, ai giorni nostri, non fosse più possibile distinguere tra natura ed artificio". Gli ultimi lavori sono ora all'insegna della globalizzazione. Dalle stampe risultano scomparsi gli elementi che potevano indirizzare ad un luogo preciso, orizzonti ed interno sono quelli degli aeroporti e dei grandi alberghi, di posti ormai simili a tutte le latitudini. "L'Ambiente non esiste più. Al mondo è rimasto solo un uomo standardizzato, come fatto al computer. E noi lo raccontiamo".

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