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Sabrina Vedovotto

"E-mail questions", "Art Files", catalogo, Pesaro, 2001


"E-mail questions".
(..Intervista per il catalogo: Art File

Sabrina Vedovotto: Fasoli m&m, la cui sigla m&m sta a significare marito e moglie, sono una coppia di Verona che lavora a Trento. Il loro lavoro, attraverso video, performance e fotografia, da sempre si e' concentrato sul concetto di spazio, inteso come il luogo deputato a raccogliere, o anche ad accogliere, realtà e finzione.
Fasoli m&m: ok! Parliamo di realtà e di finzione: l'albero che cresce nel bosco, il cespuglio che cresce nel bush, le loro ombre disegnate dal sole sulla superficie dei differenti terreni coperti di muschio o aridi e sabbiosi, sono realtà?
Si chiama Black Bul!, é uno sciamano della tribù dei Blackfeet, vive a Browning, una cittadina sulle Rocky Mountains nel Montana. Lui afferma che le aquile vedono la realtà diversamente dagli uomini. Volano molto in alto e perciò il loro raggio visivo è più ampio, vedono molte cose contemporaneamente e così la realtà diventa meno vera, con i contorni meno definiti. Lui dice ancora che anche questa è una realtà e, forse, è la sola che le aquile conoscano: è la loro realtà. Lui è molto alto, anche lui vede il mondo dall'alto, e il suo concetto di realtà è: porsi delle domande è vivere, cercare risposte è finzione, divenire consapevoli delle interazioni che avvengono nello spazio che si occupa è vita.
S.V:sono quasi quindici anni che realizzate gli "spazi interattivi", precisamente dal 1987. Potete spiegarci cosa sono?
m&m: la linea dell'orizzonte che si vede quando si è seduti sulla sabbia di un'isola nel delta del grande fiume non ha un inizio o una fine. É una linea continua che parte dal punto dove si è seduti e, dopo aver segnato la sequenza di isole e scorci di mare, si ricongiunge con il punto di partenza. La sensazione è di essere i soli esseri viventi sul pianeta, gli" altri" scompaiono dalla nostra mente. Il contenitore diventa immenso, privo di confini, di regole o di codici utilizzati convenzionalmente per comunicare. Era il nostro rifugio, il luogo dell'autoanalisi, della visione di una nuova consapevolezza. Lo abbiamo vissuto per diversi anni. Quei confini dilatati, quei non concetti, là erano le regole della natura. Avevamo spostato la nostra attenzione sul dialogo che avveniva tra energie opposte con codici non convenzionali. L'ambiente appariva modificato. Sembrava di essere all'interno di una sfera dove era impossibile definire la propria posizione. Eravamo circondati da linee d'energia che intersecandosi tra loro delimitavano spazi in continua trasformazione che si amplificavano o si restringevano in funzione della quantità d'informazione che le stesse energie possedevano. Era fantastico! Là abbiamo progettato la nostra prima installazione: "Spazio Interattivo n. 1 - Isola dell'Uomo".
S.V.: Dai lavori che ho potuto vedere, sembra che la vostra ricerca sia incentrata piuttosto sulla realtà contingente che su una forma di bellezza estetica paradossalmente mi sembra che cerchiate di rendere ancora piu' umani, ed in certi casi ridicoli, i soggetti (spesso uomini) che invece in questa realtà assumono sempre piu' frequentemente connotazioni che non vanno oltre le esigenze normali.
m&m: Riteniamo che un'interazione possa esser consapevole o non consapevole. Non c'interessa prendere in esame la seconda possibilità, prendiamo invece in considerazione la prima: quella consapevole. Quando più informazioni interagiscono tra loro, e la consapevolezza permea il tessuto del contesto di scambio, avviene una modifica a tutte le energie informative partecipanti, viene prodotto un effetto feedback e l'informazione emessa dal soggetto modifica il soggetto stesso. Se si percorre la 27ma strada di New York e ci si lascia colpire dalle informazioni che quel contesto trasmette si può osservare che arrivati alla 37ma il proprio contenitore d'informazioni si è modificato. Guardando attraverso la finestra le attenzioni che un uomo nudo, seduto su un sofà dell'appartamento al 7° piano, ha per il suo compagno nudo, seduto sullo stesso sofà, un accadimento prima considerato "diverso" si trasforma in "normale". I nostri parametri si sono modificati. Il metro con cui misuriamo l'estetica, la forma o il contenuto si è sbriciolato.
S.V.: Parigi, New York, capitali del mondo che diventano metropoli da indagare, non nei luoghi deputati a rappresentarle, piuttosto in situazioni normali. E' proprio in questi luoghi che le valenze socio-culturali si evidenziano attraverso gli spazi. Questi uomini sotto la metropolitana di Parigi, per esempio.
m&m: L'azzurro s'infiltrava tra gli interstizi delle canne di bambù. Sul pavimento, sempre di canne, erano appoggiate delle noci di cocco cui era stata tolta la parte superiore per tra-sformarle da semi riproduttivi in bevande per umani accaldati. Ko Kyi Hlaing, la nostra ospite padrona della casa sul fiume Ayeyarwady in Myanmar, si scusa: "non abbiamo coca, abbiamo solo cocco". I luoghi" normali" sono pentole il cui brodo è bevuto solo da chi ne conosce il sapore, e questo diventa valenza o differenza culturale. Non è diverso il bere cocco in Myanmar o l'essere seduti nudi sulla panca della stazione Robespierre nella metropolitana di Parigi, è solo una questione d'informazioni o di spazi interattivi.

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